fbpx

Mente e corsa: che tipo di cervello serve per allenarsi duramente? 

Foto: 123rf
Di: A cura della redazione

Pietro Trabucchi, psicologo specialista dell’endurance, analizza su Correre i meccanismi della mente che intervengono durante la preparazione.

Si parla molto del ruolo della mente sul rendimento in gara, molto meno di quanto il nostro cervello condizioni pure le sedute di allenamento, dalla cui riuscita dipende l’esito della gara stessa.

Pietro Trabucchi, psicologo dello sport noto ai runner soprattutto per gli studi sulla resilienza applicati al mondo dell’ultramaratona e dell’ultratrail, tratta questo argomento sul numero di Correre di maggio.

Scrive il nostro esperto: “Molti tecnici, quando si comincia a parlare di aspetti mentali della prestazione, amano tagliare corto: «L’unica cosa importante è allenarsi duramente, tutto il resto sono solo chiacchere». Hanno perfettamente ragione e non vedo come si potrebbe non essere d’accordo. Purtroppo però, sapersi “allenare duramente” implica delle qualità che sono mentali: motivazione, resilienza, tolleranza della frustrazione, determinazione.”

Quelli che non riescono a finire l’allenamento 

“Non tutti – prosegue Trabucchi – sono capaci di esercitarsi adeguatamente: conosco persone che regolarmente, da anni, non sono in grado di finire tutte le ripetute che hanno stabilito di eseguire. Se, ad esempio, devono fare 8 volte i 1.000 m, si fermano immancabilmente a 6 o a 7. Comunque la si voglia vedere, siamo davanti a un problema: o dopo anni non hanno ancora imparato a conoscersi e sopravvalutano i loro mezzi fisici o non sono in grado di sopportare psicologicamente carichi di lavoro intenso, per cui abbandonano. In entrambi i casi, che si tratti di sopravvalutazione o di scarsa tolleranza della fatica, si tratta di un problema che non riguarda direttamente il motore.” 

Le diverse personalità dei runner 

… e quel “problema che non riguarda il motore” non si presenta solo nella corsa: l’esperienza professionale porta Pietro Trabucchi a farci notare come ogni runner, in realtà, trasporti nel mondo della corsa e utilizzi nell’allenamento lo stesso approccio che manifesta nella vita di tutti i giorni:

1- l’ossessivo, preciso, puntuale, decisionista, è spesso un runner che non salta una seduta della tabella, costi quel che costi. “A un livello moderato – scrive Trabucchi -, essere un po’ ossessivi rappresenta un vantaggio nella preparazione atletica.”;

2 – l’ansioso, vive nella corsa la cosiddetta “angoscia da dis-allenamento”, perché non riesce a concepire il riposo come uno dei momenti costitutivi fondamentali della pratica sportiva, cioè come il momento in cui l’organismo può realizzare quegli adattamenti per cui si è lavorato precedentemente. 

Reggere la sofferenza

Ma non sono solo le caratteristiche generali di personalità come l’essere un po’ ossessivi o un po’ ansiosi a condizionare il modo in cui ognuno di noi interpreta l’allenamento. Entrano in gioco anche abilità specifiche come la capacità di tollerare la sofferenza. Una persona capace di soffrire tanto in allenamento riuscirà a compiere molti più lavori ad alta intensità di un altro individuo dotato di pari caratteristiche fisiologiche, ma meno forte mentalmente. 

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Teste da allenamento”, di Pietro Trabucchi, pubblicato su Correre n. 415, maggio 2019, alle pagine 76-77.

Articoli Correlati

Torna l’appuntamento con “Allenamento di Natale”
copertina libro felici di correre
Felici grazie all’allenamento
Filosofia della corsa
Musica e corsa? Sono la stessa cosa
Sesso che allena
Il sesso che allena per la corsa
NB Games
NB Games: sabato, a Cles, la finale del circuito riservato ai giovani mezzofondisti