Abc del running: come il corpo si adatta alla corsa

Abc del running: come il corpo si adatta alla corsa

L’adattamento alla corsa è fondamentale per il nostro fisico in tante situazioni. Quando ci si avvicina per la prima volta al running ma anche quando si vogliono migliorare le prestazioni.

La corsa, soprattutto negli ultimi anni, sta riscuotendo un enorme successo e sempre più persone si avvicinano con passione a questa disciplina. Succede molto spesso però, che i risultati raggiunti in breve tempo (in termini di perdita di peso ma anche di performance) inducano a spingere troppo sull’acceleratore.

Ecco dunque che compaiono infortuni e problematiche varie perché il corpo non ha avuto tempo e modo di adattarsi alla nuova attività.

Le capacità di adattamento dell’uomo sono legate alla sua storia, all’evoluzione della specie, alle funzioni svolte, al suo modo di vivere. Questo è vero anche e soprattutto nella corsa perché pur essendo un gesto atletico naturale, non è del tutto naturale correre tanti chilometri a settimana come fanno molti maratoneti da un certo livello in su. O meglio ci si può brillantemente adattare a farlo a determinate condizioni.

Esempio: il ciclista trentenne

Facciamo un esempio pratico per cercare di capire qualcosa di più. Un atleta sano e allenato,  un ciclista di trenta anni ad esempio, potrebbe avere un trofismo osseo (densità dell’osso) scarso in relazione ad una attività come la corsa svolta in modo impegnativo. Per trofismo osseo intendo una densità del calcio, in particolare in corrispondenza della corticale dell’osso, idonea a sopportare i traumatismi della corsa svolta a determinati livelli. 

Ci sono ragioni molto precise a riguardo. Il carico a cui si sottopone lo scheletro di un ciclista rappresenta solo una quota parziale del peso del suo corpo. Infatti il gesto viene eseguito prevalentemente in posizione seduta. Inoltre sappiamo che la resistenza dell’osso corticale, ovvero la parte più dura e rappresentativa è anche correlata al carico a cui l’osso stesso viene sottoposto.
La conclusione è che l’osso del ciclista è più debole e potrebbe essere suscettibile di fratture da fatica se impegnato improvvisamente ed in modo massivo in una attività come la corsa.

Il sistema cardiovascolare dell’atleta in questione, adatto a sostenere una attività allenante importante sulle due ruote, potrebbe essere adatto a sostenere lo stesso impegno cardiovascolare nella corsa. Il sistema muscolo scheletrico potrebbe invece risultare deficitario. 

L’adattamento alla corsa del sedentario

Lo stesso discorso può valere per il sedentario che si mette in moto e decide di correre senza un criterio di progressività. L’adattamento dell’osso al carico applicato della corsa può risultare lento e progressivo pena l’insorgere di forme patologiche da mal sopportazione dell’esercizio.
Queste patologie richiedono poi dei tempi di guarigione piuttosto lunghi ed anche la ripresa dell’attività può passare attraverso alcune fasi di transizione.

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