fbpx
Foto Michele Tusino

Tre consigli per rompere la monotonia a tavola

Cosa succede al nostro rapporto con il cibo? Possibile che stiano esplodendo tanti fenomeni di sovraccarico e sensibilità agli alimenti che consumiamo abitualmente? La risposta, forse, è proprio qui. Ci siamo adagiati su una spesa ripetitiva e su preparazioni e cotture che (per semplicità e mancanza di tempo) si ripetono sempre uguali a loro stesse.

La natura ci offre grande ricchezza di cereali (mais, frumento, avena, riso, orzo, segale, farro, kamut) e pseudocereali (grano saraceno, amaranto, chia e quinoa), ma poi mettiamo in tavola nella stragrande maggioranza dei casi sempre la stessa scelta. Un qualche tipo di frumento, nello specifico: grano, farro, kamut.

Ci sono tantissimi semi oleosi, cioè frutta secca con guscio, come noci, nocciole, mandorle, anacardi, arachidi, pistacchi, pinoli, noci brasiliane, pechan. Ma di solito si consumano al massimo due o tre tipi di questi preziosissimi semi.

Stessa monotonia nei condimenti: salsa di pomodoro, formaggio grattugiato, panna, besciamelle. Sarà un caso che le catene della grande distribuzione riproducano in ogni singolo supermercato la stessa disposizione degli alimenti, le stesse scelte cromatiche e le identiche disposizioni sugli scaffali? Il vantaggio della spesa comoda (innegabile) ha un negativo effetto collaterale che ci porta a utilizzare sempre gli stessi cibi, addirittura delle stesse case produttrici.

Tre consigli per cambiare

1) Manteniamo la curiosità. Quando vediamo un nuovo biscotto, investiamo tre minuti per leggerne l’etichetta, verificando il tipo di farina, la scelta dei grassi utilizzati, la qualità e la quantità degli zuccheri. Precedenza naturalmente all’integrale, all’uso di olio extravergine e burro, di miele, cacao, nocciole, uova e altri ingredienti di qualità. E se compare una nuova pasta o un nuovo chicco, andiamo a leggere se conserva la completezza del cereale naturale, cercando la scritta “integrale”.

2) Varietà dei sapori. Non mettiamo a tavola la noia. Sui primi la scelta è molto ampia, come visto. Ma spesso tendiamo a denigrare i legumi, che sono invece un piatto meraviglioso: ceci, fagioli, lenticchie e piselli possono arricchire un’insalata o costituire un completamento dei cereali nei piatti tradizionali (pasta e fagioli, risi e bisi). E coccolarci la sera con una crema calda o una zuppa. Se non si cucina il primo, le patate possono essere gustate in tanti modi, anche al forno o al vapore. E con frutta e verdura? Il ventaglio è vastissimo: dalla dolcezza della frutta estiva ai sapori più consistenti e addirittura amari della verdura come cicoria, melanzane, carciofi e broccoli. Il palato (sia dei grandi sia dei piccoli) può essere addestrato al gusto e agli abbinamenti più vari. E qui abbiamo un alleato: almeno c’è il cambio delle stagioni a girarci la ruota.

3) Varietà degli stimoli. La ripetitività nutrizionale può anche amplificare una nostra personale difficoltà nella gestione di un cibo. Il singolo fastidio indotto da un alimento a cui siamo più sensibili, si accumula progressivamente, fino a sfociare in disturbi sempre più evidenti.

Su Correre di febbraio una giornata tipo di alimentazione comune trasformata variando alcuni alimenti: Uno stimolo per allargare il panorama e dare una spallata all’abitudine.

Articoli Correlati

Dolore al fianco destro
Salute, a tu per tu con Il dolore al fianco destro 
Ammortizzazione
Ammortizzazione: quanta ne serve davvero per correre? E a chi serve?
emicrania
L’emicrania del corridore
Colesterolo alto, ma è davvero un problema?
Ecco la nuova campagna Erreà sport per i capi certificati Oeko-Tex Standard 100
La prevenzione parte dall'alimentazione
La prevenzione nel carrello