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Corro e non dimagrisco: ecco i “perché”

Vi sono interferenze di segnale che possono alterare il quadro e fare restare in sovrappeso anche un runner che si allena con regolarità. In soccorso di chi incorre in questa condizione, ci è sembrato opportuno recuperare uno degli interventi fondamentali del nostro esperto di nutrizione, Luca Speciani, sul rapporto non sempre lineare tra corsa e dimagrimento.

Ne abbiamo sentite (e lette) di tutte in questi due mesi di prova costume e di corsa come strada per un rapido dimagrimento. Chi più felice di noi di Correre per tutta questa pubblicità alla medicina corsa? Notiamo, però, il prevalere di una comunicazione che può generare facilmente delusioni. Che ne sarà, a fine vacanza, di quei neo-runner che hanno provato a correre e nonostante gli sforzi non sono dimagriti?

La risposta a questa ipotesi per niente rara era già contenuta in un intervento di Luca Speciani sul numero di luglio 2011 di Correre: “Vi è un meccanismo biologico che lega in modo indissolubile la quantità di attività sportiva svolta con la quantità di calorie assunta quotidianamente. Per comprenderlo occorre prima di tutto avere chiaro il fatto che l’accumulo o il consumo di grasso corporeo dipendono dai segnali che l’ipotalamo riceve dall’ambiente esterno o interno (il corpo stesso), e che a sua volta traduce agli organi esecutori: tiroide, surrene, gonadi (ovaie o testicoli) e apparato muscolo scheletrico”.

 

“Mangio meno e intanto corro”: non sempre funziona

Il nostro esperto di nutrizione, interprete dell’innovativa “medicina di segnale”, proseguiva così: “I fautori delle diete ipocaloriche classiche sostengono che per dimagrire occorra mangiare di meno o, in alternativa, consumare di più con il movimento. Ciò è vero solo in parte. Vi sono interferenze di segnale che possono alterare il quadro e fare restare in sovrappeso un atleta, nel nostro caso un runner, anche se si allena con regolarità. Perché l’ipotalamo (la “centralina” metabolica di comando che abita nel nostro cervello e, in base ai segnali che riceve, regola tutte le nostre principali funzioni, ndr) riceve segnali da molti organi diversi e li integra, con risultati talvolta sorprendenti”.

 

Primo: normo-caloricità

“La prima cosa che va capita – prosegue Speciani – è che per mantenere un equilibrio stabile e ipotizzare buone prestazioni, l’apporto calorico quotidiano deve essere sempre in grado di soddisfare il fabbisogno dell’atleta. Se quindi l’attività fisica cresce (per esempio in periodo di carico) dovrà proporzionalmente crescere anche l’apporto calorico. Se ciò non avviene non si ha dimagrimento (cioè perdita di grasso) ma deperimento, ovvero perdita di massa magra e calo metabolico. La condizione della normo-caloricità deve dunque essere sempre soddisfatta per ogni atleta, pena il decadimento prestazionale.

 

Raggiungere il “break even” metabolico

Può essere però che il livello di attività, seppur bilanciato da un adeguato carico alimentare, non sia sufficiente a indurre quello stimolo ipotalamico in grado di generare lipolisi massiva, ovvero a fare bruciare rapidamente il grasso in eccesso. È come se la “temperatura della caldaia” non riuscisse a raggiungere quel valore minimo in grado di scaldare i tubi. Per raggiungerlo occorre dunque provare ad alzare il carico sportivo, ma sempre controbilanciando tale aumento con un aumento delle calorie (sane) assunte. In tal modo viene raggiunto, prima o poi, quel break even point (per usare un termine economico) superato il quale si può incominciare a guadagnare, ovvero a bruciare il grasso superfluo. Oltre quel livello abbiamo raggiunto una forza dimagrante sufficiente a indurre dimagrimento.

Paradossalmente, dunque, vi saranno casi in cui per dimagrire sarà necessario mangiare di più (perché l’attività fisica è già adeguata), e altri in cui si dovrà invece esaltare di più il movimento.”

 

La forza dei cibi sani

Come si fa ad aumentare il carico? I nostri collaboratori-coach ci spiegano che si può lavorare sia sull’intensità (alzando i battiti cardiaci) sia sulla durata (prolungando i lavori). Come si fa, invece, ad aumentare le calorie per far fronte a questa necessità d incrementare il carcio?

“Con cibi sani ma calorici – è la risposta di Speciani -, come le noci, le uova, le farine integrali, i latticini. Più alta la “forza dimagrante” più rapido il dimagrimento, anche per quegli atleti che corrono, ma non dimagriscono mai.”

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