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Salute del runner: gli infortuni più frequenti. Secondo: Fratture da stress

Salute del runner: gli infortuni più frequenti. Secondo: Fratture da stress

Foto: 123rf
Chi non ha mai corso in modo continuativo, chi si è dedicato ad altre discipline o chi inizia a correre in età avanzata, non ha solitamente uno spessore osseo consolidato capace di sopportare i carichi di un allenamento impegnativo. In questi casi, un incremento repentino della corsa può essere sufficiente a determinare fratture da fatica che interessano, il più delle volte, piede e tibia. 

Una premessa è necessaria: un aspetto che il runner tende a sottovalutare è quello della consistenza delle proprie ossa. Da un punto di vista metabolico l’osso necessita di carico, ovvero rimane in salute quando viene attraversato dalle forze legate alla posizione eretta del corpo. 

Quando l’osso risulta debole 

Chi non ha mai corso in modo continuativo, chi si è dedicato ad altre discipline o chi inizia a correre in età avanzata, non ha solitamente un trofismo osseo consolidato capace di sopportare i carichi di un allenamento impegnativo. In questi casi, un incremento repentino della corsa può essere sufficiente a determinare fratture da fatica che interessano, il più delle volte, piede e tibia. In particolare, in corrispondenza delle inserzioni tendinee, l’osso può essere sede di micro-eventi fratturativi con strascichi non trascurabili, soprattutto se non si ottiene una diagnosi precoce con relativa sospensione temporanea dell’attività della corsa. 

Per questo, chi risulta osteoporotico, ad esempio, può trovare giovamento nell’attività fisica, ma alcune attività intense, tra queste soprattutto la corsa, possono mettere a repentaglio ulteriormente l’integrità dell’osso. Il consiglio, in questi casi, è di limitare l’attività sportiva a cammino, nuoto, bicicletta come primi passi per allenare le ossa a sopportare in seguito carichi più importanti. 

Attenzione a tibia e calcagno

In alcuni casi, in particolare a livello del calcagno nel punto di inserzione della fascia plantare, sullo scafoide, dove abbiamo l’inserzione del tibiale posteriore e a livello metatarsale, si possono verificare condizioni di tipo “pre-fratturativo” in cui non vi è una vera e propria interruzione della corticale (la parte superficiale e molto consistente dell’osso), ma siamo in presenza di una marcata sofferenza dell’osso testimoniata dagli esiti della risonanza magnetica. 

>> Leggi anche: Gli infortuni più frequenti, primo: distorsione alla caviglia

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