Foto Giancarlo Colombo

Pizzolato agli amatori: "ascoltate il vostro corpo"

Si dice che la salute sia un bene prezioso e infatti moltissimi podisti corrono per stare bene. In tanti però, a causa della corsa, sono affetti da patologie varie che alterano lo stato di efficienza fisica e quindi di benessere.

È difficile talvolta capire il limite (di carico chilometrico) oltre il quale l’organismo non è più integro e mostra sofferenza. Quando si supera questo livello di soglia di carico, si manifestano nei tessuti del corpo stati di cedimento che andrebbero interpretati come segnali (da rispettare) di allarme provenienti dal nostro cervello. Chi arriva a questo livello di alterazione dell’equilibrio fisico dovrebbe semplicemente prestare attenzione a come il sistema nervoso centrale percepisce lo stato di alterazione e sofferenza.

È come se sulla plancia dell’aeroplano si accendessero delle spie, a rivelare che il sistema di funzionamento del velivolo non lavora alla perfezione. Il comandante dell’aereo – che, come il nostro cervello, è responsabile della macchina e la dirige – deve inevitabilmente prestare attenzione a questi segnali, pena la perdita di efficienza e di integrità dell’aeroplano, con tutte le conseguenze immaginabili. Nessuno vorrebbe essere su un aereo pilotato da un comandante distratto e superficiale.

Eppure tanti podisti amatori si comportano allo stesso modo per quanto riguarda lo stato di efficienza e salute del loro corpo. Ne conosco a decine. Questo loro atteggiamento di irrazionalità mi disorienta, perché non solo porta a una sofferenza dei tessuti – che, sottoposti a sempre maggior carico, sviluppano alterazioni croniche tanto più invalidanti quanto meno i tessuti stessi sono elastici e reattivi (lo stato di invecchiamento biologico inizia già verso i 40 anni) –, ma allunga inesorabilmente i tempi di guarigione.

Mi chiedo spesso come devo agire nei confronti di questi corridori irrazionali ma, davanti alla loro mancanza di rispetto del proprio corpo, inevitabilmente la mia mente si allontana dalla loro patologia. Molto diverso è invece il mio atteggiamento nei confronti dei podisti giovani; nel loro caso presto il massimo dell’attenzione, perché voglio che siano sempre fisicamente integri, perché godano del piacere di correre e allenarsi, perché gli sforzi sostenuti per la loro preparazione siano ripagati e perché ciò che conta è il loro futuro (atletico). Al primo segno di alterazione strutturale mi metto subito in allarme, agendo per ridurre lo stato di sofferenza.

Per me però non è sufficiente solo togliere il fastidio, è essenziale identificarne l’origine, per agire sulla causa ed evitare che si ripresenti. La soluzione passa quasi sempre dal rafforzamento dei sistemi strutturali che controllano specifici movimenti e sollecitazioni. E, per fortuna, non è quasi mai solo farmaceutica.

Come dicevo sopra, l’attenzione ai segnali di uno stato di sofferenza è determinante nella risoluzione del problema e, da parte dei ragazzi, è molto più elevata, perché hanno piena fiducia nell’azione proposta. Con gli amatori più adulti è invece molto difficile far sì che prendano in considerazione seriamente il problema: la ricerca di una soluzione concreta viene quasi sempre rimandata, affidando al tempo o al destino l’esito della guarigione. Mi sembra che gli questi podisti siano essenzialmente dediti alla sofferenza del proprio corpo, finendo poi per fare la felicità degli ortopedici.

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