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Salute del runner: gli infortuni più frequenti. Terzo (e ultimo): fratture da fatica

Foto: 123rf
Di: Luca De Ponti
I segni di una frattura da fatica cominciano a intravedersi almeno quindici giorni dopo i primi segnali di dolore. Il riscontro diagnostico più immediato è quello fornito dalla risonanza magnetica, che può indicare con precisione la sede e l’entità della lesione. 

Nella vita del runner possono intervenire patologie particolarmente insidiose, perché spesso non vengono riconosciute subito. Si tratta di alterazioni della parte corticale dell’osso, cioè la porzione più esterna e consistente. Sollecitato oltremodo da compressione o trazione, l’osso cede perdendo la sua continuità in modo quasi impercettibile, tanto che anche il riscontro radiologico, in un primo momento, non testimonia il danno. 

Dolore durante l’allenamento 

Il dolore si manifesta solitamente durante l’esercizio fisico; in un primo momento può essere più o meno sopportabile e, a freddo, può aumentare di intensità. In alcuni casi il dolore può essere compatibile con la corsa e quindi il runner tenta di continuare il programma di allenamento, salvo fermarsi quando il fastidio diventa insopportabile. Nelle fratture metatarsali il dolore è acuto e improvviso e, solitamente, non consente di continuare l’esercizio. Il proseguimento dell’attività è, in questi casi, un fattore aggravante e può ritardare di molto la guarigione, perché la porzione anatomica interessata dalla patologia può estendersi. 

I segni di una frattura da fatica cominciano a intravedersi almeno quindici giorni dopo i primi segnali di dolore. Più immediato, come riscontro diagnostico, è quello fornito dalla risonanza magnetica, che può indicare con precisione la sede e l’entità della lesione. 

I programmi terapeutici 

I tempi di consolidamento della frattura vanno rispettati e corrispondono a una trentina di giorni, durante i quali bisogna rispettare il riposo dalla corsa. Inoltre: 

• è genericamente consentito il nuoto, in quanto non vi è un carico sull’arto inferiore;

• può essere d’aiuto la magnetoterapia; allo scopo sono efficaci anche piccole macchinette portatili che si possono mantenere collegate per più ore durante la giornata; 

• l’astensione dal carico non è opportuna, anzi è verosimile che possa ritardare la guarigione. 

A livello dello scafoide le microfratture possono evolvere in vere e proprie fratture con una diastasi, cioè un allontanamento delle due parti che hanno subito la lesione. In questi casi è necessaria una sintesi chirurgica 

Quando e come riprendere a correre

La ripresa della corsa è sempre un momento delicato, perché riproponiamo alla nostra struttura ossea il carico che ha causato il danno. È il momento giusto per verificare eventuali difetti legati alla biomeccanica di corsa: test dinamici ben interpretati possono essere importanti per elaborare, ad esempio, un’ortesi plantare allo scopo di diminuire lo stress e quindi la possibilità di un nuovo infortunio di ricaduta. Al contrario di quanto spesso si pensa, i ritmi eccessivamente lenti possono essere più stressanti, soprattutto nei casi di interessamento tibiale; vi deve essere allora un giusto compromesso nella progressione, sia in termini chilometrici sia nella scelta del ritmo. 

>> Leggi anche: Gli infortuni più frequenti, primo: distorsione alla caviglia

>> Leggi anche: Gli infortuni più frequenti, secondo: fratture da stress

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