Pizzolato: "Più forti grazie alla programmazione"

Per un corridore amatore, di solito, “programmazione” equivale a “calendarizzazione” delle gare durante l’anno, mentre nella metodologia dell’allenamento si intende la suddivisione e l’organizzazione della preparazione in funzione degli obiettivi agonistici e tecnici da perseguire, in relazione al tempo a disposizione.

L’atleta che segue un metodo di allenamento dovrebbe essere consapevole che l’efficienza fisica segue dei cicli, con momenti di buona forma ai quali segue una fase in cui il rendimento tende a calare. Questa teoria si basa su aspetti fisiologici ampiamente verificati e che sarebbe buona regola assecondare per ottimizzare la propria efficienza e sfruttare al massimo il proprio potenziale fisico, oltre che per garantirsi una lunga e produttiva carriera podistica. I momenti di scarso rendimento sono però difficili da accettare e giustificare, se non per cause di forza maggiore, come un infortunio (spesso dovuto al sovraccarico) o un’alterazione fisiologica, vale a dire una non perfetta condizione di salute.

L’amatore tende a vivere la fase di basso rendimento come una sconfitta. Come una situazione negativa invece che come un’opportunità. Ma per quale motivo un podista che non sta preparando le Olimpiadi non dovrebbe accettare serenamente un calo di rendimento? Quasi sempre il “vivere male” il periodo di bassa efficienza dipende dal fatto di dover rinunciare alle gare.

Uno dei momenti in cui, di solito, un amatore si ritrova nella fase bassa del ciclo di efficienza è la tarda primavera, avendo alle spalle già alcuni mesi di gare. La primavera è di certo il momento giusto per gareggiare. Alla fine del periodo agonistico, però, dovrebbe essere rispettata una fase di pausa.

Quando inizia la fase discendente, gli sforzi elevati sostenuti in allenamento e in gara contribuiscono a determinare il grado di flessione della parabola, derivante dal fatto che l’organismo non risponde più alle sollecitazioni. In questa situazione conviene lasciar perdere la partecipazione a gare ed evitare di sostenere allenamenti impegnativi: è la cosiddetta fase di rigenerazione. È normale perdere efficienza atletica in questo periodo ed è giusto che avvenga, perché è proprio riducendo le sollecitazioni che si ristabilisce lo stato di equilibrio del corpo, situazione imprescindibile per poter tornare a stimolare il nostro fisico verso un’altra fase di crescita.

“Provate a vedere questo periodo di stacco come un momento di investimento tecnico e fisiologico, senza farvi prendere dalla frenesia di recuperare subito la forma in vista di gare immediate – spiega Orlando Pizzolato  – Sfruttatelo per potenziare i vostri punti deboli”.

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