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Eppure a volte basta un sorriso

«Devo travasare tutte le mie piante e pure quelle del vicino, non faccio a tempo a uscire oggi.» «Vedi che nuvole? Finisce che mi becco un acquazzone, meglio rimandare.» Oppure: «Troppa afa adesso, non è certo il momento giusto per ripetute e allunghi». «Questo dolorino al ginocchio? E la schiena che fa cilecca? No no, sono chiari segnali che invia il mio corpo, ho bisogno di riposo

Se vi siete ritrovati anche solo in mezza di queste motivazioni farlocche che senza ritegno ci raccontiamo per evitare un allenamento, significa che siete nel mio attuale mood: inutile-girarciattorno- è-che-non-hai-propriovoglia- di-correre. Capita, a un certo punto. Non so bene da cosa dipenda. Forse da tanti mesi passati a rispettare le tabelle come dei soldatini, senza se e senza ma. Forse dalla paura di non riuscire più a migliorare. Forse dalla mancanza di un obiettivo stimolante. Fatto sta che non c’è promessa di endorfina che tenga: manca proprio il desiderio di infilarsi le scarpe e andare. E non è paura di faticare, è un blocco mentale.

Il guaio è che si fa pure finta di non averlo. «Cosa stai preparando adesso?». «Mah, non saprei, ho tante proposte, sto valutando, ti farò sapere.» «E gli allenamenti come vanno?» «Ma sì, dai, a volte meglio a volte peggio, un po’ in salita un po’ in discesa.» Falso! Bugiardi! Non uscite da settimane, guardate le scarpe e sospirate, il senso di colpa è ormai stabilmente in canotta e pantaloncini per farvi sentire peggio. E i runner che fino a qualche tempo fa erano i vostri amici del cuore? Li evitate come la peste, anzi le uniche corsette che avete fatto ultimamente sono quelle per cambiare strada al volo quando li intercettate da lontano e nelle vostre peregrinazioni fate sempre attenzione a passare lontani da parchi o da possibili percorsi di allenamento, non sia mai…

E tutte le foto postate sui social? Chebarbachenoia, ‘sti sorrisi sudati, i cronometri in evidenza, le mille gare, la falsa modestia di chi non salta una tapasciata, gara, garetta o garona, le lamentele sui pochi chilometri (me ne basterebbero 5, al momento), le lamentele sui troppi chilometri (e stai a casa, no???), i fisici scolpiti (un lontano ricordo, ahimè), i consigli non richiesti, l’invidia… Bastaaaa! È un circolo vizioso, l’unica, forse, è mettersi in pace con se stessi, accettare la propria attuale défaillance, prendere una decisione senza recriminare: hai bisogno di staccare? Va bene, è umano, però non star lì a rimuginare e a lamentarti. Prima o poi, tanto, succederà: una mattinata tutta per te, le gambe che hanno voglia di riprovare l’emozione della fatica, la testa che fa il tifo, e il miracolo si compirà di nuovo.

Uscirai, sbuffando come un mantice ma chiedendoti perché non l’hai fatto prima, respirerai l’aria davvero, e magari incontrerai un runner super tosto che ti farà un sorriso e un cenno di saluto: «Sei sempre uno di noi, ricordalo, anche nei momenti di pausa, quindi non avere paura». E sarai di nuovo in pista. Quindi amici, quando vedete qualcuno correre con difficoltà, guardandosi attorno circospetto, come se fosse nel posto sbagliato, sorridetegli. Potreste salvare un runner.

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