Corsa e alimentazione: come ridurre l’affaticamento e rimanere efficienti

Di: Lyda Bottino

Quando si pensa al rendimento di una macchina o di un motore si ragiona in termini di potenza, di cilindrata, di velocità massima ottenibile. Pochi si interessano allo stress meccanico inferto ai giunti, alle connessioni, agli organi di trasmissione, ai cuscinetti. Eppure la resa finale, l’efficacia della sua applicazione e la durata nel tempo di un qualsiasi strumento meccanico dipendono anche dalla possibilità di tenere correttamente lubrificati gli organi di trasmissione e perfettamente regolata la modalità di utilizzo del combustibile.

Per un organismo assoggettato a una discreta usura, come quello di chi fa sport, si può fare esattamente la stessa considerazione.
Ci sono piccole oliature dei giunti o minime regolazioni dei sistemi di impiego del carburante che rendono ottimale la resa e ne permettono la sua utilizzazione costante in un tempo prolungato. Consentono cioè di esprimere il massimo potenziale di quell’atleta riducendone l’affaticamento: minore
usura articolare, minore infiammazione, miglioramento della sensibilità insulinica, minori tempi di recupero da allenamenti pesanti.
È possibile insomma ottimizzare l’impiego dell’energia sia in ingresso sia in uscita, perché ogni gesto sportivo sia davvero espressione delle possibilità massime che ognuno sa di possedere.

Corsa e alimentazione: Attenzione al cibo quando ci si rende conto di essere soggetti allergici o vittime di food sensitivity la via più normale è quella di rivolgersi al proprio medico o a uno specialista in ospedale. Quando però il problema viene posto a livello ospedaliero, ci si scontra spesso con il rifiuto verso approcci diversi all’allergia e l’unica risorsa pare essere quella dell’uso di antistaminici e/o cortisonici che, lungi dal curare la malattia, ne sopprimono semplicemente i sintomi fino a nuovo scatenamento. Si evita quindi di prendere in considerazione una strada che richiede un po’ più di impegno, ma che spesso consente remissioni sintomatiche senza uso di farmaci.
Mangiamo ogni giorno troppi cibi lievitati (pane, formaggio, alcolici), troppi latticini (burro, yogurt, latte, formaggi), troppo frumento (ancora pane, pasta, cracker, brioche, biscotti, merendine), troppo sale, senza mai un giorno di pausa. Il nostro organismo reagisce di conseguenza. Nei paesi asiatici le allergie ritardate più diffuse sono legate a riso e soia. Da noi soprattutto a lieviti, frumento, latticini. Il motivo è l’abuso che di questi cibi si fa. La varietà alimentare è e resta sempre il miglior consiglio per prevenire l’instaurarsi di una risposta allergica in chi pratica
sport.

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