Barefoot running o scarpa iperprotettiva?

Di: Luca Speciani

Ultimamente è in atto una sorta di scontro tra teorici della scarpa iperprotettiva e iperammortizzata e sostenitori del cosiddetto barefoot running, la corsa a piedi nudi o con copertura minima del piede. Come sempre gli estremismi non fanno bene a nessuno, ma potrebbe essere importante e istruttivo chiarire meglio alcune motivazioni che stanno dietro a queste scelte.

SCEGLIERE LE SCARPE

I sostenitori della calzatura superammortizzata ritengono che il piede vada il più possibile preservato e che la scarpa debba occuparsi da un lato
di proteggerlo da sassi, asperità e irregolarità del terreno, dall’altro di limitare le escursioni naturali del tallone o dell’arco plantare, per evitare infortuni tendinei o fasciali. Un fondo di verità naturalmente c’è in queste affermazioni, perché individui pesanti e in sovrappeso rischiano di danneggiare tendini e articolazioni in assenza di un’adeguata protezione.

I sostenitori del barefoot, invece, affermano che l’appoggio naturale dell’essere umano sia senza scarpe e che il nostro piede abbia innate le caratteristiche che gli consentono di supportare senza problemi gli appoggi della corsa. Se l’uomo è fatto per il running di lunga durata (come
magistralmente dimostrato da Bramble e Lieberman su Nature del novembre 2004) anche il suo piede, senza dubbio, sarà predisposto a tale attività, se ben allenato. Se tale affermazione è vera (e lo è) ci si domanda tuttavia come affrontare il problema igienico del piede nudo e la possibilità di incontrare nella corsa cocci, chiodi, punte e altri oggetti in grado di ferirlo.

UNA MACCHINA PERFETTA

Il mercato offre dunque scarpe per tutti i gusti, ma il consumatore è un po’ spaesato e spesso non ha idea di cosa scegliere, se non provando a caso secondo moda e rischiando anche di esporsi a infortuni. Può essere quindi utile affrontare il problema da un altro punto di vista, senza limitarci a ragionare solo di corsa, ma guardando alla scelta della scarpa come una delle tante modalità in cui esprimere una nostra maggiore o minore
tendenza all’espressione corporea naturale.

Il già citato Lieberman ha scritto di recente un altro libro, questa volta divulgativo, dal titolo Il corpo umano. Non ho potuto esimermi dal comprarlo e l’ho divorato in pochi giorni. Lieberman prende atto del fatto che l’essere umano è perfettamente strutturato per la corsa di endurance e che il suo piede è una macchina da guerra costruita a quello scopo. Ogni parte delle nostre estremità inferiori è costruita per sostenere la spinta e ammortizzare, ma anche per “leggere” le asperità del suolo, accorgersi di eventuali pericoli (sassi, fango eccetera) e interagire con la temperatura percepita del terreno.
Tutte informazioni sulle quali veniamo accecati nel momento in cui copriamo il piede con una suola, in misura tanto maggiore quanto più la suola è spessa e viene deformata la forma naturale del piede.

Non è solo teoria quella di Lieberman, che da anni in estate cammina a piedi nudi ovunque sia possibile e sempre in casa e in giardino, rimettendosi una suola leggera all’arrivo dei primi freddi. Una soluzione di compromesso che molte persone stanno adottando, riscoprendo il piacere di un contatto più aspro e naturale con il terreno.

UN SALUTARE CONTATTO

Ciascuno di noi, nel suo piccolo, può piano piano abituarsi a questo salutare contatto, ad esempio cominciando a stare in casa a piedi nudi. Potrete
stare tranquilli che qualche sensazione nuova sarà garantita. Le osservazioni più comuni riguarderanno il pavimento freddo, la polvere che si deposita sulla pianta, il rischio di farsi male battendo su qualche spigolo.
Tutti problemi superabili. La temperatura del pavimento non potrà mai essere così fredda da generare disagio.
In compenso la percezione di temperature differenti in diverse zone della casa vi sorprenderà. Allenatevi a percepirla e risveglierete sensi sopiti.

Allo sporco ci si abitua in un attimo. Prima di uscire e rivestirsi basterà un breve, piacevole, risciacquo.
Quanto agli spigoli, il fatto che con le scarpe li si urtino è proprio la dimostrazione del fatto che il nostro controllo a livello di movimento è diventato carente. Quando scenderete le scale vi accorgerete che il piede si sposta in avanti e che le dita si aggrappano al bordo dello scalino in modo naturale. Ciò non avviene con nessuna scarpa. E se avete in casa un tapis roulant non esitate a fare una breve seduta a piedi nudi. Sentirete i muscoli del polpaccio e della coscia insolitamente (ma naturalmente) sollecitati. Potrebbe essere solo l’inizio.

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  • Vincenzo Calderazzo

    Ma io che ho un neuroma di Morton, posso farlo lo stesso?