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Se si usura il tendine di Achille

14 Gennaio, 2016

Non è un caso, non è una novità, accade a molti che hanno fatto della corsa una ragione di vita, sono cresciuti insieme a essa e insieme hanno vissuto momenti esaltanti con le necessarie delusioni, quelle inevitabili per migliorare. Succede che uno dei punti nevralgici del piede, la porzione inserzionale del tendine di Achille, cominci a dare dei problemi.

Ce ne parla, su Correre di gennaio, il dott. Luca De Ponti specialista in ortopedia.

 

L’esordio è solitamente assai subdolo, il disagio può comparire solo ai primi passi mattutini o nella fase di riscaldamento, per poi scemare progressivamente con la corsa: questo stadio può durare parecchio tempo, con alti e bassi difficilmente decifrabili. Poi la questione si fa più seria, il dolore tende a essere costante e a limitare non poco l’esercizio; diventa difficile correre due giorni di fila e la spinta si fa meno reattiva, con un evidente scompenso tra i due arti.

In molte situazioni qualsiasi presidio antinfiammatorio non sortisce alcun effetto. Gli esami ecotomografici rilevano il danno tendineo sulla porzione preinserzionale, il riscontro radiologico descrive al meglio la forma anatomica alterata del profilo calcaneare: non rimane che il trattamento chirurgico. È la via terapeutica più sicura per ricominciare a correre.

La rieducazione comincia già a una settimana dall’intervento, quando viene rimosso il tutore che limita il movimento del piede e vengono eseguiti i primi movimenti di flesso-estensione. Di lì in poi la ripresa deve essere concepita come l’organizzazione di un allenamento con obiettivo finale.

Molti atleti ci sono passati, ma una volta rimessi in sesto sono stati addirittura capaci di migliorarsi e di continuare tranquillamente la loro attività per moltissimi anni.

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