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Dossena, ecco cosa è successo a Doha

Foto: Giancarlo Colombo
In risposta alle critiche piovute sul ritiro della più quotata maratoneta azzurra, l’allenatore di Sara, Maurizio Brassini, ha pubblicato su Facebook un’ampia ricostruzione di quanto accaduto ai Mondiali, dall’infortunio alle condizioni allucinanti dei giorni passati in Qatar, senza escludere riflessioni sulle probabili difficoltà personali che sta vivendo l’atleta

“Per chi sta criticando da giorni il mio svenimento in maratona o per chi semplicemente fosse interessato ad approfondire il mio discorso “Doha” … con queste parole, pubblicate lunedì 30 settembre sul proprio profilo Instagram, Sara Dossena invita a visitare la pagina Facebook del suo allenatore Maurizio Brassini, sulla quale lo stesso ha da poco pubblicato una dettagliata riflessione sull’esito della maratona mondiale.

Ne pubblichiamo alcuni stralci.

La donna prima di tutto

“Per cominciare Sara è una donna prima che un’atleta, come tale vive una vita nello stesso modo in cui la viviamo noi, ci sono dentro tutte le cose che noi mettiamo sotto la parola anima o coscienza” . A questa sua vita l’allenatore non è estraneo: nell’autobiografia della Dossena (“Io, fenice”) è precisato che tra loro è intercorsa una relazione sentimentale. “Io so che sono una parte integrante di questo contesto – ammette Brassini nella riflessione su Facebook -. … Ora, penso che la sfera personale che racchiude molto della parte emotiva di Sara sia stata messa a dura prova e ho tutto il motivo di pensarlo”, ammette prima di tornare ad abbassare la saracinesca del discorso, a protezione della privacy che da sempre caratterizza la vita privata della maratoneta. Senza però rinunciare a invitare il mondo della corsa a smettere “di pensare che un atleta sia un robot”.  

L’infortunio a meno di un mese dal via

Brassini ricostruisce la cronologia dei fatti: l’ultimo lungo il 12 settembre, 36 km con diverse variazioni di ritmo, “A fine allenamento (Sara) mi dice che ha sentito un dolorino in zona psoas, tensore della fascia lata, retto femorale… insomma quella zona fra il pube e la cresta iliaca. Il dolore continua nei giorni dopo ma non le impedisce di correre e nemmeno di fare 12×1.000 m a 3’20” con 1’ di recupero a 4’/km. Lunedì e martedì facciamo la prova degli orari di Doha, correndo alla sera tardi.”

Una settimana dopo, mercoledì 18, tecnico e atleta vanno a Torino, dal dottor Gianluca Stesina, direttore del JMedical Center, che da alcuni anni segue la Dossena: il medico le prescrive iniezioni intramuscolari di Dicloreum (diclofenac sodico), una al giorno per tre giorni. Gli allenamenti riprendono fino a domenica 22 settembre quando “Mentre corre, Sara sente un forte dolore al secondo dito del piede sinistro”. Una sintomatologia già avvertita altre volte, superata senza particolari difficoltà, ma non stavolta: nell’ultimo lavoro di ripasso a 15 ore dal volo per Doha “Non riesce nemmeno a partire perché il piede ai primi appoggi urla pietà”. Si torna quindi di corsa da Stesina, che da una risonanza magnetica esclude la frattura da stress e sottopone Sara a mesoterapia consigliando il riposo fino a Doha.

Doha, la vigilia

Dolore e cure proseguono a Doha sotto il controllo dello staff medico Fidal. Sara “Fatica ad appoggiare il piede” e non può utilizzare i pochi giorni prima della gara per acclimatarsi correndo. Solo qualche minuto di corsa sul tapis roulant, “Chiusi in un hotel a fare scongiuri, riunioni, piangere e sperare” scrive Brassini.

Di colpo, la sera prima della maratona, riesce a correre 10 km sotto i 3’40”/km con ottime sensazioni, ma già la mattina del Mondiale (si parte a mezzanotte), durante 20’ di corsa con Giovanna Epis, “Dopo pochi chilometri Sara si accascia e dice che le gira la testa …”. “La sera prendiamo l’autobus delle 22 e andiamo al campo gara … (Sara) sceglie di fare un’altra puntura perché sia psoas che piede non lasciano in pace del tutto.”

Rewind, la preparazione

La stagione 2019, ricorda Brassini, era “Stata pianificata tenendo conto di un confronto con i vertici tecnici della federazione, come prevede il contratto AEC (Athletic Élite Club)”: maratona in primavera, Coppa Europa 10.000 m, altura a Livigno in luglio e agosto. Per il “problema temperatura” che avrebbe caratterizzato la maratona a Doha, il tecnico pensava di “andare al caldo in settembre”, ma preferendo decidere all’ultimo momento il “dove” delle sedute di condizionamento termico. La Fidal, invece, “Per un eventuale raduno a settembre al sud d’Italia avrebbe voluto un piano a partire dai primi d’agosto”. Così Brassini e la Dossena sono rimasti “In zona Malpensa, dove Sara ha corso spesso a 30 gradi ed esposta al sole”, scrive ancora il tecnico, che inoltre precisa: “Nelle varie occasioni in cui ha corso al caldo, Sara non ha mai avuto problemi. Nelle gare di triathlon e soprattutto nei mezzi Ironman ha sempre corso bene sotto il sole e già disidratata da ore di gara”.

L’estremo non è allenabile 

“La sera della gara secondo la Iaaf (che sta leggera per ovvi motivi) c’erano 32 gradi, 74% di umidità relativa e vento zero. La tabella che determina la temperatura percepita dice 45,5 gradi. … è abbastanza risaputo che le condizioni estreme non sono sempre allenabili o simulabili, se non con rischi della salute e spesso senza esito”, commenta l’allenatore, che cita gli esiti negativi di atlete di punta che si erano allenate al caldo: “Ho notato che nessuno si preoccupa di dire che tutte le etiopi sono saltate per aria e piombate in infermeria, e non si sono allenate a Livigno, Purdue (2:25’ a Londra) con simulazioni di clima e due settimane a Dubai è finita anche lei in infermeria. Salpeter (2:19’) idem.”

Il resto dell’intervento di Maurizio Brassini è teso a sottolineare le difficoltà della serata di clima anomalo analizzando i cali delle big della maratona femminile, dalla vincitrice, Ruth Chepngetich, che detiene il miglior crono stagionale con 2:17’08” e che ai Mondiali si è dovuta accontentare di 2:32’43”, corso a 3’37”/km, “Un fondo lento per lei” chiosa il tecnico che ricorda come “Sommando ai ritiri le controprestazioni eccessive si arriva all’85% delle performance”.   

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