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Correre bene… per non farsi male

16 Giugno, 2015

Anche il runner dotato di articolazioni sane si espone al rischio di infortunio quando si butta a capofitto cercando di migliorare le proprie performance in breve tempo, stressando l’apparato cardiocircolatorio e osteoarticolare. Ecco perché i plantari di ultima generazione dispongono di elementi meccanici e di propriocezione che contribuiscono al controllo neuromuscolare con l’effetto di prevenire l’insorgenza della sindrome femoro-rotulea e delle principali tendiniti.
Se ne parla su Correre di giugno con un ampio servizio dedicato alle ortesi preventive.

Recenti studi statunitensi e canadesi hanno dimostrato che la corsa non aumenta il rischio di incorrere in patologie osteoarticolari, purché il soggetto abbia articolazioni sane, ma soprattutto non sia in sovrappeso: più è basso il peso corporeo, minore sarà il rischio di sviluppare artrosi. L’esercizio fisico in carico sembra stimolare, oltre al tessuto osseo, anche la cartilagine.

Anche il runner dotato di articolazioni sane, però, si espone al rischio di infortunio quando si butta a capofitto cercando di migliorare le proprie performance in breve tempo, stressando l’apparato cardiocircolatorio e osteoarticolare, il che presupporrebbe un monitoraggio periodico e costante con visite mediche specialistiche ed esami strumentali.

Non dimentichiamo che l’80% degli infortuni del corridore è legato a errori d’allenamento e solo per il restante 20% a traumi diretti. È quindi evidente come il sovraccarico funzionale, cioè quelle sollecitazioni articolari abnormi ripetute con elevata frequenza, sia alla base dei problemi del corridore.

La tecnica di corsa è quindi essenziale a garantire una corretta distribuzione del peso corporeo e a prevenire fastidiose patologie capsulo-legamentose e tendinee. Tra le principali:

• fascite plantare,
• tendiniti in genere (in particolare del tibiale posteriore e dell’achilleo),
• fratture da stress,
• lesioni muscolari,
• sindrome femoro-rotulea.

Affidarsi a un buon preparatore tecnico consentirebbe di impostare in maniera adeguata la fase del passo con una corretta rullata. Anche l’appoggio plantare dovrebbe essere, poi, accuratamente monitorato da personale esperto: molti sono i dati in letteratura che dimostrano quanto un corretto appoggio plantare unitamente a un buon programma di ginnastica propriocettiva possano rappresentare un’ottima prevenzione all’infortunio del runner.
Scarpe adatte e ortesi plantari specifiche possono influenzare il controllo neuromuscolare, con una riduzione immediata e a lungo termine del dolore. Il controllo neuromuscolare può inoltre avere effetti preventivi nell’insorgenza della sindrome femoro-rotulea e delle principali tendiniti. Il confezionamento delle ortesi plantari dovrebbe prevedere la gait analysis dinamica della corsa, l’analisi del passo e dell’appoggio plantare e un accurato esame posturale statico.

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