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Con i piedi verso l’esterno

28 Gennaio, 2021

Anni fa durante una relazione sulla biomeccanica motoria proiettai l’immagine un velocista in curva. Il suo piede sinistro era molto ruotato in fuori e assumeva una proiezione “a lisca di pesce” rispetto alla direzione di corsa. La foto voleva far comprendere come gli effetti della corsa con i piedi verso l’esterno, assimilabili da un punto di vista biomeccanico a quelli di un eccesso di pronazione, potessero interferire con il funzionamento del tendine di Achille e della fascia plantare. Qualcuno osservò come nella storia dell’atletica nazionale ci fossero stati fior di campioni con questo difetto. Un’affermazione vera, anzi, possiamo dire che se ne tragga anche qualche vantaggio, perché si velocizza il movimento di pronazione. Il problema sta nel grado di usura cui alcune strutture del piede vengono sottoposte. La cosa vale sia per la corsa a velocità elevata sia per le lunghe distanze.

L’appoggio del piede

Per comprendere le conseguenze nel tempo della corsa con i piedi verso l’esterno cerchiamo innanzitutto di capire come si articola l’appoggio. Il piede approccia il terreno in leggera inversione. Il primo impatto è solitamente con la parte esterna della calzatura: di qui il consumo del battistrada posteriormente e all’esterno, perché l’attrito è concentrato in un’area di battistrada limitata. In seguito si ha il movimento di pronazione con la rotazione del piede all’interno e l’allungamento del tibiale posteriore. A questa fase seguono lo stiramento e il caricamento della muscolatura del polpaccio, che proietta poi il corpo in avanti, accompagnato da un movimento del piede definito di supinazione. Abbiamo allora due movimenti, di pronazione e di supinazione, successivi l’uno all’altro e non in antitesi. A ritmi di corsa elevati viene spesso saltata la fase iniziale e si ha un appoggio diretto dell’avampiede, con tempi di pronazione molto più contenuti.

La sua extrarotazione

La corsa con piedi verso l’esterno, con questi ultimi deviati assialmente, dipende dal grado di derotazione dell’anca in relazione allo sviluppo scheletrico e dalla proiezione del piede rispetto all’asse del ginocchio.

Un piede extraruotato si inserisce nel gesto atletico con le seguenti caratteristiche:

– minori tempi di pronazione, per cui viene favorita la frequenza sull’ampiezza;

– esasperazione del carico mediale nella fase terminale della pronazione;

– dispersione di parte della forza del polpaccio;

– possibile e frequente eversione del retropiede nella spinta.

Vantaggi e svantaggi

Abbiamo dunque visto come questo appoggio e la corsa con i piedi vero l’esterno presenti vantaggi e svantaggi in merito alla resa atletica. Proprio su queste osservazioni si apre però il capitolo del grado di usura di un atleta con queste caratteristiche. Un particolare non trascurabile, anche perché gli effetti negativi si manifestano di più nel periodo di maturità atletica, quando il premio del risultato può essere vicino. Procedendo verso le distanze più lunghe, a un decremento della velocità si aggiunge la quantità di chilometri, che può risultare più usurante.

Le conseguenze negative

Vediamo ora nel dettaglio gli effetti negativi legati alla extrarotazione del piede:

– un lavoro alterato in stiramento del tendine di Achille, con possibilità di fenomeni involutivi dei tessuti di collagene che lo compongono: la tendinite, con possibilità di evoluzione in tendinosi, è spesso in agguato;

– un eccessivo carico mediale con stress della fascia plantare, che può portare a sofferenze del tendine e dell’abduttore dell’alluce e nel tempo a spine calcaneari;

– un iperstiramento del tendine del tibiale posteriore con possibili conseguenze negative sullo stesso tendine o sulle sue inserzioni. In quest’ultimo caso sono noti episodi di fratture da fatica con tempi lunghi di guarigione;

– la possibilità di una deviazione in valgo dell’alluce per il carico eccessivo sopportato dall’articolazione metatarso-falangea del primo raggio;

– sovraccarico del secondo raggio del piede, con metatarsalgie e fratture da fatica.

Come agire e prevenire

Lo schema motorio della corsa con i piedi verso l’esterno è risultato di una situazione anatomica consolidata e qualsiasi tentativo di autoimporsi una correzione non funziona. Anzi, l’autocorrezione potrebbe causare una serie di effetti negativi anche in corrispondenza di altre parti del corpo. Non va invece trascurata la mobilità dell’anca, in particolare il suo movimento di intrarotazione. Gli esercizi di stretching per esercitare tale proiezione vanno praticati con perseveranza per ottenere una buona articolarità. Le possibilità di prevenire le situazioni di sovraccarico funzionale sopra elencate sono legate all’adozione di un sussidio ortesico. Quelli dell’ultima generazione, elaborati con leggerissimi materiali in EVA a tre densità, hanno la capacità di inserirsi nello schema motorio senza effetti negativi e controllando l’eccesso di carico mediale nella fase di spinta. Questo è possibile anche alle alte velocità con scarpe sia superleggere sia chiodate.

Leggi anche: Dolori in corsa e come interpretarli

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