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Vaccina: la filosofia di corsa di uno “scalatore” pavese

15 Ottobre, 2015

Non sappiamo se all’epoca di Epicuro, nato in Grecia e vissuto fra il 342 e il 270 a.C, fosse in auge la corsa in montagna. Certamente il calcolo “epicureo” dei piaceri e la capacità razionale di scegliere una strategia della resistenza, invece di quella della “cicala”, accomunano il pensatore a Tommaso Vaccina.

Tommy ha 34 anni, è nativo di Pavia e dopo il sesto posto ai Mondiali 2014 di corsa lunga in montagna, ha di nuovo e ancor di più stupito tutti vincendo il titolo mondiale a Zermatt (Svizzera). Ci sorprende con un’inclinazione sviluppata in gioventù, da studente del liceo scientifico: «Mi è sempre piaciuta la filosofia. La trovo un modo di approccio alla vita».
Così esordisce nell’intervista pubblicata sul numero di ottobre di Correre che porta la firma di Danilo Mazzone. Eccone un estratto.

Un altro elemento di curiosità filosofica: come fa un uomo di Pavia ad andare forte in montagna?
«Me lo chiedono in molti. Da giovane me la cavavo anche sui 10.000 m, che ho corso in 30’42”, ma ho iniziato a sviluppare questa attitudine soprattutto nelle gare di salita pura. Me lo ha fatto notare il mio primo allenatore, Felice Costante».

Dalla filosofia alla geografia…
«La provincia di Pavia, se andiamo a vedere, offre molti percorsi collinari nell’Oltrepo. Ormai mi sono impratichito di sterrati e saliscendi».

E allora vogliamo sapere qual è stato “l’allenamento degli allenamenti”.
«Sembrerà strano, ma l’estate scorsa, per simulare le condizioni di caldo del mondiale in Colorado, sono andato a Milano e non so quante ripetute in salita ho fatto alla Montagnetta. Mi assisteva un amico. Sono andato là nelle ore più calde, volutamente, per abituarmi a sensazioni di disagio procurate dall’umidità».

Di mestiere fisioterapista alla Asl di Pavia. Quindi ci si automedica?
«In tanti mi chiedono consigli su strappi, contratture, etc. Per fortuna non ho avuto grossi infortuni. Comunque, ripeto, ormai mi sono orientato sulle gare in salita, specificatamente. In discesa mi esprimo di meno».

Alla fine delle salite, delle discese, c’è la “morosa” (come dice lui), che l’aspetta.
“Non corre, non corrono nemmeno le mie due sorelle. Non correvano nemmeno mamma e papà. Basto io con tutti i chilometri che faccio».

Su Correre di ottobre l’intervista completa e le tabelle con le sedute di allenamento effettuate da Vaccina prima dell’appuntamento iridato.

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