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Parola di Pink: NY, una medaglia appuntata sul cuore

Sono partite in 38, si sono allenate per sei mesi e in 10 sono arrivate a correre la maratona di New York. Alcune di loro erano principianti, altre avevano un po’ di pratica nelle gambe, tutte condividevano lo stesso passato segnato dal tumore al seno.

Sono tornate dalla Grande Mela stringendo una medaglia che è l’orgoglioso simbolo di un enorme lavoro fatto su stesse. Per testimoniare che #NothingStopsPink, niente ferma le donne.

Nothing Stops Pink è il progetto firmato da Fondazione Umberto Veronesi e Rosa&Associati per promuovere il movimento e la corsa come forma di prevenzione al tumore.

Su Correre di gennaio abbiamo presentato l’iniziativa, sul numero di febbraio diamo parola alle protagoniste.

Il racconto della Pink Georgiana Mazzelli

Quando lessi del bando della Fondazione Umberto Veronesi e Rosa&Associati, che come intento aveva quello di dimostrare quanto lo sport e soprattutto la corsa fossero fondamentali nell’affrontare la malattia e superare le cure, sono quasi caduta dalla sedia. Ero io! Io avevo fatto quello! Mi apparteneva, io lo sapevo benissimo e potevo documentarlo. Io avevo infilato le scarpe un giorno, mentre ero ancora in cura e avevo “corricchiato” un chilometro ansimando, poi un altro e un altro, fino ad arrivare alle prime garette e alle prime sfide importanti. Arrivare al primo traguardo mi sconvolse: io ero viva ed ero là più in forze che mai. Io potevo vincere sul mio corpo, sui farmaci, sulle cure, sugli aghi, sulla malattia, ma soprattutto sull’incertezza di vivere.

E’ il traguardo e la fatica per raggiungerlo che mi hanno dato forza. E non mi sono più fermata. Un passo dopo l’altro e una maratona dopo l’altra io ho dimostrato di essere più forte e di essere viva. Mi ha dato allegria ed energia.

New York quest’anno è stata la mia decima vittoria. Ho partecipato con le Pink, un gruppo di donne eccezionali che come me aveva lo stesso motore di vita. Il progetto NothingStopsPink è stato però folgorante. Credevo di dominare la corsa, ero convinta di possedere totalmente il controllo di questo aspetto della mia vita. Non era così.

Allenarmi con le persone, vedere ogni piccolo progresso, partecipare ai loro dolori e alle loro piccole quotidiane vittorie, mi ha dato infatti nuove emozioni. Mi guardavano come fossi un’aliena, invece giorno dopo giorno hanno superato la sfida. Per tante di loro sono stati i primi passi sportivi e con il coraggio e il gruppo hanno avuto la forza di non fermarsi davanti all’ignoto. Loro non sanno cosa sia la paura e poco a poco mi hanno raggiunta, sempre più vicine, sempre più motivate e determinate.

Nei quattro mesi di preparazione, correre questa decima maratona ha perso il connotato della gara per me. Questa volta era correre per un’altra sfida, era partecipare, sostenere, dare consigli. Se avevo colto il cuore del progetto NothingStopsPink dovevo essere un appoggio per tutte loro, non solo correre una gara come un’altra.
Io ci ho provato con i piccoli consigli e le strategie di gara, il sostegno nelle oltre 4 ore di attesa al vento gelido, nei primi km percorsi con l’emozione che strozzava la gola. Ho corso con loro, motivando più che potevo. Ma non sono un allenatore e ho avuto tanta paura di non farcela.

Questa volta raggiungere il traguardo significava dedicare la corsa agli altri, un regalo grande, che però mi ha riempito il cuore. Ho festeggiato le mie 10 maratone con un coro di vita “rosa” e le braccia alzate di Gabriella che incredula e felice mandava il suo cuore da Central Park al cielo.

Io c’ero. New York quest’anno non è solo stata la mia decima maratona e il mio decimo traguardo, è stata il compleanno che ha completato un percorso che da una donna mi ha portato ad essere un’altra persona, consapevole, fiduciosa, piena di vita e tenace. Una medaglia appuntata sul cuore.

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