Il Monte Bianco della discordia: Kilian, il sindaco e le regole della montagna

Di: Leonardo Soresi

L’ordinanza del sindaco di Saint Gervais-Les Bains che codifica l’attrezzatura minima per salire sul Monte Bianco ha scatenato il fastidio del più grande trail runner di tutti i tempi, Kilian Jornet Burgada, che sul proprio profilo Twitter ha rispolverato una foto di qualche anno fa in cui si era fatto riprendere nudo sulla cima del tetto d’Europa.
Kilian è sempre stato molto deciso nel prendere posizione contro tutti coloro che volevano “normare” l’andare in montagna, reclamando il proprio diritto a scegliere in piena autonomia tempi e modi del proprio correre sui monti. Assumendosi anche tutti i rischi e le responsabilità di tali scelte.

La polemica divampata in queste ore sul web tra chi sostiene la posizione di Kilian e chi invece prende le parti di Jean-Marc Peillex (il sindaco di Saint Gervais) ricalca due concezioni opposte del nostro sport: da un lato c’è chi vuole regolamentarlo al fine di ridurre la possibilità di incidenti, dall’altro chi non si rassegna a veder limitata la propria autonomia di scelta e in ultimo la propria libertà.
Senza dubbio Kilian ha pienamente ragione quando afferma che più che l’equipaggiamento contano l’esperienza di ognuno e la conoscenza sull’utilizzo dei materiali: e come dare torto ad un uomo che sarà salito centinaia di volte in cima al Monte Bianco, in tutte le stagioni, con le scarpe da corsa o gli sci, con il sole o il cattivo tempo?

Sicuramente lui può permettersi di farlo, ha una conoscenza della montagna in generale e di questa montagna in particolare, che gli permette di ridurre al minimo i rischi anche con un’attrezzatura minimale. Ma tutti quelli che si ispirano alle sue gesta? Non finirebbero per esporsi a rischi inutili solo perché abbagliati dall’esempio del loro campione preferito?

E ancora: va bene l’autodeterminazione e responsabilità personali, ma è giusto che un elicottero del Soccorso Alpino debba essere impegnato per recuperare trailer sprovveduti che si sono avventurati verso la cima in scarpette e pantaloncini, non potendo decollare per risolvere emergenze ben più gravi?

In tutto questo clamore, mi sorprende come pochi si siano presi la briga di andare a leggere l’ordinanza del sindaco: di fatto ha solo imposto che per salire in vetta occorre avere piccozza, pantaloni lunghi e sovrapantaloni, giacca a vento, imbrago, scarpe adatte ai ramponi e ramponi della misura giusta. Insomma è proprio il minimo dell’attrezzatura per un alpinista!

E anche per un trailer ormai i micro-ramponi sono diventati un equipaggiamento che viene richiesto da tutte le gare in cui ci siano tratti ghiacciati da superare.

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