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Michele Tusino

Accademia di Scienza dello sport – Terza giornata: troppo facile inibire la corsa

Le patologie dello sportivo non sono diverse da quelle dei comuni mortali, più o meno sedentari, di certo differiscono gli atteggiamenti dei medici comuni (medici di medicina generale, quelli che un tempo venivano chiamati  “medici della mutua”) e talvolta degli ortopedici, uniti in un solo allarme. Per patologie non certo invalidanti la prescrizione è semplice: “Interrompa l’attività fisica”. Non poche situazioni di questo tipo sono state celebrate durante la terza giornata del Corso base di medicina per sportivi, promosso dall’Accademia Scienza dello Sport, su iniziativa del dottor Luca Speciani, un grande nutrizionista che presiede anche lo staff medico della Nazionale di Ultramaratona. Muovendo dal concetto che l’attività fisica è parte di noi, non certo un extra di tipo voluttuario, che è “come respirare”, Speciani ha disquisito di “cartilagini per le quali la corsa è stata vietata, o di un filo di scoliosi che nega ginnastica e movimento in una ventenne. Quando le ho suggerito di cominciare con un’oretta di cammino, è inciampata e si è fatta fa male. Per forza, non avendo alcuna muscolazione, l’incidente è in agguato”. E ancora, “anche un lieve prolasso vescicale non può far pensare che la corsa sia per sempre inibita; magari per il tempo che occorre a risolverlo, ma si può ovviare con la cyclette”. Da ultimo “c’è gente che ha la diverticolosi e quindi non fa sport, su suggerimento di un collega ‘di base’, poi con gli opportuni accorgimenti in due mesi questo soggetto si è rimesso in forma”.

Speciani è laureato in agraria e poi, già adulto, in medicina. Da medico interpreta al meglio il precetto che gli impone di agire in scienza e coscienza. Quest’ultima inibisce le forzature, le medicalizzazioni improprie (trattamenti farmacologici praticamente coatti in menopausa, ipertensione, colesterolo “di comodo fuori norma”, pillola anticoncezionale per eliminare i brufoli in una adolescente).  Troppe sono le conseguenze fisiologiche dell’invecchiamento, che è bene contrastare con adeguati stili di vita (in primis la prevenzione), senza illudersi di poter sconfiggere malattie che tali non sono.

Si è parlato a lungo al milanese hotel Melìa di stanchezza, che molte volte costruiamo a livello mentale; di calcolosi o coliche e dolore al fianco, quest’ultimo spesso risolvibile con agopuntura cutanea, per agevolare il passaggio di renella o sabbia biliare;di ritenzione idrica, un problema che coglie anche gli atleti, che spesso accusano dita gonfie e caviglie gonfie. E ancora di intolleranze alimentari (asma, riniti, emicrania da sforzo, vomito da sforzo, anemia del corridore). Quasi tutto può essere contrastato e a volte risolto attraverso il movimento e l’alimentazione, che previene e attenua gli stati infiammatori, a giusto titolo accusati di molti danni.

L’alimentazione è un dato variabile, un ultamaratoneta necessità di 6-7 mila calorie al giorno, ma anche per questi soggetti – giustamente voraci – è fondamentale un equilibrato rapporto tra carboidrati, lipidi e proteine. Con la necessità di carboidrati sani, cereali integrali, riso, patate, legumi. Anche la normoproteicità dell’atleta è un caposaldo perché l’atleta ha bisogno di parecchie proteine: un soggetto di 70 kg di peso necessita di 420 grammi al giorno di cibo proteico (carne, pesce, uova o formaggio, a colazione, pranzo o cena). Le proteine vengono anche dalle noci, che ne sono ricche.

Nel pomeriggio il professor Enrico Arcelli ha tenuto un intervento di livello spiegando come funziona il sistema energetico dell’atleta. Seguitissimo. 

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