Top runner di nuovo a 46 anni: ecco la storia di Davide Raineri

Il Golden Gala di giovedì scorso, a Roma, ha portato sotto i riflettori la figura di Davide Raineri, che nel programma pomeridiano dedicato ai Master ha stabilito il primato del mondo del miglio per la categoria M 45 (atleti di età compresa tra i 45 e i 49 anni) correndo i 1.609 metri in 4’13”96.

Il precedente primato apparteneva allo statunitense Tony Young, che fermò il cronometro a 4’16”09 il 31 maggio 2008 a Gresham (USA).

Una stagione davvero ricca di soddisfazioni, quella del portacolori del mitico CS San Rocchino di Brescia, che tre settimane prima, a Rodengo Saiano (BS), aveva corso i 3.000 metri in 8’20”68, migliorando così il già suo record italiano della categoria M 45 (8’27”50, Romano di Lombardia, 7 aprile 2018) e il 2 giugno, ai societari regionali di Nembro (BG), aveva concesso il bis sugli 800 metri corsi con 1’56”69, nuovo limite nazionale di categoria, peraltro già suo con 1:57”76.

Talento incompiuto

La storia atletica di Raineri, nato il 21 maggio 1973, ha il sapore dell’incompiuto. La prima parte della sua carriera in pista si fermò a diciannove anni, quando gli eccellenti risultati permettevano di pronosticare per lui un futuro di successo. Nel 1992, infatti, si classificò dodicesimo nei 5.000 metri ai Campionati mondiali juniores di Seul (Corea del sud), quando già gareggiava per le Fiamme Oro. Poco dopo, un’ostinata borsite al ginocchio lo indusse ad appendere le scarpette al chiodo.

Vent’anni dopo

In pista Davide ci sarebbe tornato solo vent’anni dopo, a 40 anni da poco compiuti, per accompagnare i figli Francesco (oggi 13 anni) e Anita (oggi 11 anni), avuti dalla moglie Angela, ex velista azzurra, al campo di Dervio (LC), non lontano da Bellano (LC), dove la famiglia Raineri vive. Furono proprio loro a chiedere al papà di tornare a correre, una volta saputo dall’allenatore, Claudio Tagliabue, il passato da top runner, a loro sconosciuto, del proprio genitore.

Le cronache sportive tornano così a occuparsi di Raineri soprattutto dal 2015, quando corse i 3.000 metri in 8’37”, poi nel 2016, a seguito del 14’37” nei 5.000 metri, fino alla definitiva consacrazione del 2017, l’anno in cui concluse i 1.500 metri in 3’53”11.

Dopo il Golden Gala la storia di Davide Raineri sta meravigliando l’Italia, ma per i lettori di Correre non è una novità. La raccontò Saverio Fattori, che così scriveva sul numero di agosto 2017 della nostra rivista:

“Quando l’ho sentito al telefono mi ha detto senza spocchia che non ha intenzione di frequentare i Campionati master di categoria. Vuole sentirsi giovane e correre con i giovani, senza arroganza. Mi ha raccontato che corre pochino, circa 14 km al giorno, riposo il sabato e gara la domenica, il menu classico del podista medio, anche se poi saltano fuori quattro 1.000 m sul piede dei 2’45”/km e sulla mezza ha stampato facilmente un crono di 1:08’00”. Davide mi manda due immagini in pdf, sono le pagine di un quaderno: scritti a biro ci sono i lavori di due settimane di allenamento. È vero, non si “ammazza” in sedute da cavallo, ma mi salta all’occhio la giornata di giovedì 17 maggio: un 2.000 m in 5’39” e quattro 500 m da 1’16”. Non male per un quasi M45.”

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