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Quella volta che ho battuto “Pre”

Il 13 settembre del 1972, allo stadio Olimpico di Roma, in occasione del Memorial Zauli, sotto il segno della Vergine il mito di Steve Prefontaine si incrina un po’: a scalfirlo ci pensa, nella “gara delle gare” della carriera, Gianni Del Buono. Gli organizzatori hanno pensato di rendere omaggio a uno dei “padri” dell’atletica e dello sport italiani con una riunione che ha il piatto forte nei 5.000 m.
In Italia è da pochi anni che si inizia ad amare l’atletica: nel settembre del 1972 in molti si sintonizzano sul secondo canale anche perché il campionato di calcio è fermo e la recente olimpiade tedesca è stata una bella vetrina dei cosiddetti sport minori.

E Steve Prefontaine giunge in Italia con la fama di mezzofondista di grande talento che mescola classe con generosità, guasconeria, voglia di uscire dagli schemi. Una sorta di spirito grunge ante litteram. «Ho sempre desiderato superarlo in gara – ricorda Del Buono dalle pagine di Correreanzi, direi che quella gara del 1972 è stata la vittoria della programmazione e della metodologia sull’improvvisazione».

In quella calda serata romana il primo mille è condotto in testa da Prefontaine in 2’44”0. Lo segue solo Vaatainen. Gianni è prudente: «Era troppo sicuro di sé. Sembrava che volesse correre per il pubblico. L’anno prima mi aveva danneggiato in occasione di una gara, ostacolando la mia volata».

L’andatura è sostenuta: ai duemila “Pre” passa in 5’20”0 con un’accelerazione delle sue. Del Buono sembra perdere contatto. Ma: «Sono riuscito a recuperare e a raggiungerli al quarto chilometro. Steve pensava di avercela fatta….». Ai 4 km passati in 10’49”4 tutti capiscono che il record di Arese ormai sta per cadere. A circa 600 m dalla fine, Vaatainen non ce la fa. Una leggenda metropolitana lo voleva in gioventù capace di correre i 100 m in meno di undici secondi: “Pre” non se lo vuole portare appresso in volata. Ma c’è Gianni in giornata di grazia: «La gente intuiva il grande risultato. Iniziavano a volare tute, gridavano in tanti. Siamo partiti in volata e io, per non avere problemi di ostacoli o ostruzioni, mi sono allargato fino in quarta corsia».

I miracoli, o meglio, le cose belle succedono in atletica quando uno meno se lo aspetta, dopo un duro lavoro che, a volte, sembra un calvario. L’Olimpico è in piedi. L’americano rinuncia a lottare. Del Buono piomba sul traguardo in 13’22”4. Sesto atleta di tutti i tempi, nuovo primatista italiano sulla distanza. Migliora di ben diciotto secondi il record di Francesco Arese.

Prefontaine è considerato un mito, ma Del Buono lo ha battuto.

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