Per ora non sono “notti magiche”

Per ora non sono “notti magiche”

18 Luglio, 2022
Foto Francesca Grana

Anche se non siamo ancora a metà del guado, possiamo già affermare che non saranno “notti magiche”.

Saranno notti da trascorrere ancora con passione e trepidazione, visto ciò che è accaduto sino a questo momento (18 luglio) dove abbiamo messo in cascina “zero tituli” di mouriniana memoria, che tradotto, significa solo una medaglia di cartone della bravissima Sara Fantini nel martello e due finalisti: la 4×400 mista e l’ottima Valentina Trapletti nella 20 km di marcia.  

L’uomo del giorno nel bene e nel male rimane sempre Marcell Lamont Jacobs. Era il nostro emblema, il nostro simbolo, l’uomo che il 1º agosto del 2021 si abbracciò con Gimbo Tamberi estasiando milioni di italiani inchiodati davanti alla tv. E ancora il presidente Stefano Mei, non ha deciso di dichiarare quella giornata “Festa nazionale dell’Atletica”.

La notte tra sabato e domenica nella semifinale dei 100 la corsia di Jacobs a centro pista era dannatamente vuota. Ennesimo problema muscolare. Oggi per Jacobs titoli a otto colonne, doppie pagine, sui quotidiani raccontano la sua mancata presenza nella semifinale dei 100.
Ve ne sottoponiamo solo alcuni. Hanno trattato l’argomento non meno di una quarantina di testate, a testimonianza del grado di interesse che smuove il campione olimpico dei 100 e della 4×100.
Gazzetta dello Sport: Corsa contro il tempo. Jacobs va ricostruito.
Corriere della Sera: Rebus Jacobs.
La Repubblica: Missing Jacobs.
Il Messaggero: La promessa di Jacobs: Ripartirò.
Il Giorno: Jacobs, altro KO. Che succede?
Tuttosport: Aggrappati a Tamberi. Rinuncia di Jacobs.
La Stampa. Radiografia di un ritiro.

Tutti hanno detto e scritto la loro. Sta di fatto che il “nostro” è fermo al 10”04 in batteria a Eugene e ne riparleremo quando si ripresenterà (?) in pista. Tutto il resto è noia, diceva una canzone di Franco Califano e allora proviamo a fare un lungo respiro, ricordandoci di avere vissuto momenti assai più tristi che speriamo di non rivivere, anche se l’alba ci pare densa di nuvole.

Nel frattempo, registriamo la supremazia “made in Usa” che si annota in nei 100, con la tripletta Kerley (forse ha finalmente sorriso), Bracy e Bromel, uno spettacolo, così nell’asta donne con la sfida vinta dalla Nageotte, sulla Morris, ancora del peso con i tre giganti Crouser, Kovacs e Awotunde. Yankee in grande spolvero, anche perché giocano nel giardino di casa, addobbato per le grandi feste, questo è loro impianto dove gareggiano per i trials.

Evento rovinato in parte, si fa per dire, dalle giamaicane che nei 100 donne hanno reso la pariglia, agli sprinter americani, piazzando un trio come ShallyAnn Fraser, la donna che ha al suo attivo talmente tanti successi da fare impallidire il suo connazionale più noto al mondo: Usain S. Leo Bolt. La velocista formato mignon con i capelli color Giamaica (in semifinale li aveva azzurri), si è messa dietro la Jackson e la Thompson.

Due note sulla splendida gara dei 10 mila vinta dal favorito l’ugandese Cheptegei, condotta a ritmi blandi per metà gara e quella dell’etiope Tamirat Tola nella maratona.

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