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Allenare la testa per correre forte

Il runner che vuole migliorare sa di dover effettuare allenamenti intensivi, dove a soffrire non è solo il fisico ma anche la mente. Vale per i top runner ma, in proporzione, anche per tutti gli appassionati che aspirano a soddisfazioni agonistiche. Giorgio Rondelli ci spiega come allenare fondisti e mezzofondisti a diventare più sicuri di sé costruendo in allenamento una mentalità vincente.

“Nella costruzione di un atleta di alto livello un ruolo chiave lo hanno sicuramente gli allenamenti intensivi. Sotto l’aspetto sia qualitativo sia quantitativo. Riuscire a effettuarli con buon profitto concorre a creare quella cosa che si chiama mentalità vincente. Cioè la capacità di essere sempre presenti e propositivi di fronte a sedute di allenamento molto faticose. Sul piano sia fisico sia mentale. Cosa che poi si rifletterà in modo molto positivo a livello agonistico.”

Costruire una mentalità vincente

Questa affermazione è la sintesi dell’intervento di Giorgio Rondelli su Correre di agosto, dedicato a un aspetto spesso trascurato dell’allenamento: il ruolo della mente negli allenamenti intensivi.

Soffrire durante questo tipo di allenamenti è la cosa più normale, perché spesso, durante prove ripetute ad alta intensità, la fatica sconfina nel dolore, ma “è in quel momento – insiste Rondelli – che si comincia a costruire una vera mentalità vincente” indispensabili per il salto di qualità che da quegli allenamenti può nascere.

Punto di partenza

Rondelli prende spunto dall’esperienza di Renato Canova, che da molti anni vive in Africa allenando atleti indigeni di valore mondiale oltre a europei di valore assoluto, come lo svizzero Julien Wanders e il norvegese Sondre Nordstad Moen.

«Nell’esperienza indiscutibile di Canova – spiega Rondelli – il salto di qualità avviene quando l’atleta ha finalmente un atteggiamento aggressivoe non passivoverso l’allenamento che deve svolgere. Come esempio, l’ex tecnico azzurro porta spesso questo tipo di situazione: «Se dico a un atleta europeo di fare dieci volte 1.000 m in 3’15” con 1 minuto di recupero, si può stare certi che svolgerà tutto l’allenamento secondo il tema prefissato. Se invece dico la stessa cosa a un atleta africano, spesso capita che faccia le prime cinque prove sotto i 3’ e poi scoppi clamorosamente.

«Cosa ci dice questa differenza di atteggiamento? Che l’europeo è principalmente preoccupato di portare a termine l’allenamento entro i tempi e i recuperi prefissati, mentre quello africano ha soprattutto voglia di scoprire i suoi limiti. Così un domani, quando entrambi gli atleti in questione miglioreranno i loro tempi di allenamento, l’africano sarà già pronto mentalmente a scendere sempre sotto i 3’/km per tutte le stesse dieci prove, mentre l’europeo farà molta più fatica ad avvicinare il muro dei 3’. Se mai ci arriverà. Ma il gap fra i due soggetti è soprattutto di ordine mentale».

Via dalle scorciatoie

Coach Rondelli cita poi un allenamento di Sondre Nordstad Moen visto al Sestriere: 25 km di prove ripetute lunghe e medie fra 2.000, 1.000 e 500 m a 2.000 m di quota. “Proporre una simile quantità di prove ripetute in pista a qualche nostro atleta sarebbe molto più difficile. Certamente le farebbe, ma quasi sicuramente chiederebbe di effettuarle su strada. Questo perché i lavori molto lunghi sono più impegnativi sul piano mentale se bisogna farli in pista. Ma di contro anche molto più costruttivi sul piano tecnico e mentale.

Da dove partire

Al di là delle eccellenze, come si può costruire una mentalità vincente solida in un mezzofondista o fondista emergente?
“A mio avviso, partendo da una serie di interventi tecnici e psicologici ben determinati” – afferma Rondelli.

Consapevolezza

Ovvero avere ben chiaro dove si vuole arrivare, a tappe chiare e con cicliche verifiche.

Dialogo ma niente patteggiamenti

Con gli atleti bisogna poi avere sempre un dialogo costruttivo per aiutarli a superare le proprie paure e le proprie perplessità. Sono invece sicuramente da evitare i classici patteggiamenti su come e dove impostare determinati allenamenti. Vedi la scelta della superficie su cui svolgere la seduta prevista, la lunghezza e il numero delle prove da effettuare, compreso il tempo dei vari recuperi. In questi casi assecondare le richieste dell’atleta serve solo ad aiutarlo a mantenere intatte le sue paure psicologiche.

Concentrazione

Focus su quello che si deve affrontare in allenamento. Rondelli ricorda in proposito un consiglio che Marcello Fiasconaro dava a un compagno di allenamento durante una seduta massacrante (12 x 300 m in 41”5-42” con 90” di recupero): «Non pensare a quante prove devi fare. Concentrati su una alla volta. Poi hai comunque 90” di recupero».

Scoperta dei propri limiti 

L’ultimo passo è certamente condurre per mano l’atleta alla scoperta dei propri limiti provando ad alzare poco alla volta l’asticella degli allenamenti come in una gara di salto in alto.

Il potere della mente

“Non c’è dubbio – conclude Rondelli – che per realizzare certi risultati bisogna sottoporsi ad allenamenti di altissima intensità, a volte molto più duri ed estenuanti di una stessa gara. Per superarli il potere della mente può essere spesso più importante delle qualità fisiche. Dicono alcuni che la mente è il “non muscolo” più affascinante da allenare. Pienamente d’accordo.”

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Costruire una mentalità vincente”, di Giorgio Rondelli, pubblicato su Correre n. 442, agosto 2021 (in edicola da inizio mese), alle pagine 32-33.