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Psicologia: il runner di fronte agli imprevisti 

30 Luglio, 2018
Foto: 123rf

Di fronte agli imprevisti i runner si dividono in due categorie: quelli che soccombono alle emozioni, alimentando risposte disfunzionali dell’organismo. E quelli che sono in grado di disinnescare l’ansia. 

L’importanza dell’amigdala

Nel nostro cervello sono presenti due piccoli organi, uno per ciascun emisfero, chiamati amigdala. La nostra sopravvivenza come specie deve molto a questi piccoli dispositivi. L’amigdala infatti ha il compito di riconoscere il significato emozionale degli stimoli in entrata nelle aree sensoriali del cervello. 

Quei rigidi automatismi

In certi contesti, però, la risposta cieca e automatica dell’amigdala può risultare controproducente. Pensate a un atleta che abbia abituato la propria amigdala a riconoscere certi livelli di intensità di fatica come qualcosa di minacciante. Il risultato pratico sarà quello di una risposta allarmata in termini corporei: secrezione esagerata di ormoni dello stress, con la conseguenza di una risposta pressoria, circolatoria, respiratoria eccessiva. Da qui un peggioramento della prestazione in un circolo vizioso che può portare al ritiro.

Reazioni consapevoli

Fortunatamente esiste la possibilità di educare l’amigdala, cambiando la sua percezione troppo rigida di alcuni stimoli. Bisogna sfruttare altre vie neurali per elaborarli: si tratta di quelle più lente, che non vanno direttamente all’amigdala ma salgono prima alla corteccia, ai centri cerebrali superiori legati alla consapevolezza. 

Vi siete mai chiesti perché provare un percorso di gara sia spesso davvero vantaggioso? Perché vi permette di partire per lo sforzo sapendo già che criticità aspettarvi. Allo stesso modo, affrontare il dolore di un infortunio già superato in passato.

Contare sino a dieci è un modo di dire, ovviamente. Ma rappresenta un modo diverso di reagire agli imprevisti: quello di non rispondere in maniera emotiva impulsiva. 

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Saper contare fino a 10”, di Pietro Trabucchi, pubblicato su Correre n. 406, agosto 2018 (in edicola a inizio agosto), alle pagine 66-67.

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