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Alla conquista del Monte Bianco

Comincia l’avventura dei nostri quattro aspiranti skyrunner, selezionati per partecipare alla X-Bionic Courmayeur Mont Blanc SkyRace. Seguiamoli nel loro avvicinamento al mondo della corsa in verticale: su Correre di marzo vi spieghiamo chi sono, cosa fanno e soprattutto come verranno preparati per affrontare al meglio questa entusiasmante sfida.

Rachele Panizzi, Stefania Carboni, Luca Borgoni e Stefano Giacomelli non sono atleti professionisti. Lavorano, conducono una vita normale e, per passione, corrono. Il 6 agosto parteciperanno a una gara spettacolare quanto impegnativa, il cui traguardo sarà un obiettivo soprattutto personale. Un team di esperti li accompagnerà nella preparazione e li guiderà verso il loro traguardo… si parte!

La Courmayeur Mont Blanc SkyRace è una competizione che si svolge totalmente in verticale in uno degli ambienti più affascinanti che la nostra montagna possa offrire. Il tracciato di gara è di soli 11 km, ma con 2.200 m di dislivello positivo. Partendo dal centro di Courmayeur, si raggiungono i 3.466 m di altitudine di Punta Helbronner, ai piedi dei suggestivi ghiacciai che circondano il Monte Bianco. Tecnicamente la gara si definisce “sky race” proprio perché differisce profondamente dalle abituali corse su strada e anche dalle tradizionali gare di trail running. Analizziamo insieme le componenti tecniche del percorso.

La verticalità

La pendenza media è del 20% ma non si tratta di un profilo uniforme. Fino al Pavillon è un tracciato relativamente facile, addirittura corribile, ma il tratto successivo, che raggiunge Punta Helbronner, è decisamente più ripido. Fatta eccezione per l’avvio, in questa gara più che di corsa bisogna parlare di marcia in salita. Partendo con la preparazione, meglio rivedere le proprie metodiche di allenamento!

La tecnicità

La seconda parte delle gara, quella che sale dal Pavillon a Punta Herbronner, è particolarmente tecnica, con tratti talmente ripidi da rendere necessario l’appoggio delle mani e obbligatorio l’uso del casco perché i concorrenti più a valle possono rischiare di essere colpiti da qualche pietra precipitata dall’alto. Ci sono punti del percorso molto suggestivi ma non ci sono veri tratti esposti. Data la notevole pendenza e il tipo di sentiero, l’uso dei bastoncini è vietato nella seconda parte del percorso.

La quota

La capacità di prestazione in quota si riduce notevolmente. Con l’aumentare dell’altitudine diminuisce la pressione atmosferica e la pressione parziale dell’ossigeno, con una serie di reazioni organiche che portano a una diminuzione della capacità del massimo consumo di ossigeno (argomento trattato, sempre su Correre di marzo, da Huber Rossi da pagina 26). Possiamo stimare che a una altezza superiore a 1.500 m, il massimo consumo di ossigeno diminuisce del 10% ogni 1.000 m di quota. Con una giusta acclimatazione le riduzioni prestative dovute alla quota diminuiscono di rilevanza.

 

 

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