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Foto Giancarlo Colombo

Zona mista – non c'è solo Alex Schwazer

Alex Schwazer è tornato e come nelle previsioni ha vinto. Alla grande. Prestazione agonistica super. Annichiliti gli avversari che onestamente non erano alla sua altezza. Uno stuolo di aficionados ha seguito la sua impresa, il suo ritorno, la sua vittoria. Giornalisti, come se piovesse. Lunedì tutti i quotidiani hanno ripreso la storia, almeno una settantina di pezzi sparsi qua e là, dopo aver avuto servizi televisivi per tutta la giornata.

Per questo motivo racconto la storia degli altri. E chi sono? Gli onesti marciatori che per oltre 50 km hanno dato l’anima (a squadre si sarebbe vinto anche senza il “penitente” sarà bene ricordarlo!). Partiamo da Marco De Luca, romano, 35 anni una vita trascorsa in marcia, quarto, medaglia di cartone, ma con una condotta di gara perfetta. Ha lasciato andare i più forti, ha proseguito con il suo ritmo, la convocazione per Rio, fatta a suo tempo, l’ha meritata e alla grande. Bello vederlo con i figli e con il tricolore ricevere gli applausi del pubblico romano, neppure tanto stanco ed emozionato.

Stupenda la prova di Teodorico Caporaso, quinto, ricercatore universitario, uno che lavora, ma davvero, e di notte sogna una maglia olimpica e non è detto che questa volta non arrivi. Stremato sul traguardo anche Matteo Giupponi, anima lunga e bergamasca, ha retto alla grande con i migliori ha marciato con Schwazer e Tallent, poi è scivolato indietro, ottavo, e che dire del piccolo tenace torinese Federico Tontodonati, tredicesimo, pure lui ha fatto una gran gara. Insomma una 50 km dove gli azzurri ci hanno messo cuore e anima.

Nella 20km? Tralasciamo il discorso. Che lo meritano, invece, le donne. Noemi Stella, ad esempio, quarta nell’under 20. Si è tenuta la testa tra le mani dopo aver tagliato il traguardo. Delusa? Niente affatto, “ho onorato la maglia” ha esclamato, 19 anni una gran promessa della specialità, con soli due mesi di allenamento, la lombosciatalgia, l’aveva messa a k.o.

Sempre in campo femminile, Elisa Rigaudo, incontrata sia in zona mista sia all’uscita dell’impianto delle Terme intitolato a Nando Martellini, aveva un diavolo per capello. Eleonora Giorgi, squalificata dopo il 19º chilometro, aveva tolto la possibilità alle azzurre di salire sul podio a squadre. Facile a dirsi, specie se si lotta per una medaglia importante. Dare torto a Elisa, proprio non me la sento. La marcia in chiave azzurra c’è, qualche “cinquantista” sarà dirottato nella 20i.
Si facciano vive le altre specialità, salto in alto escluso.

Avviso ai naviganti. Zona mista si prende una settimana di sosta. Ci si rivede a fine mese.

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