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Ruggero Pertile e il quarantatreesimo chilometro

Foto Giancarlo Colombo
Di: Andrea Schiavon

Quando hai superato i 40 anni le citazioni che senti ripetere più spesso vanno dal bilancio de I miei primi quarant’anni all’esaltazione diaristica del «sono uno splendido quarantenne». E così, tra una Marina Ripa di Meana che veleggia ormai verso gli ottanta e un Nanni Moretti che ha superato abbondantemente i sessanta, ti rendi conto che il tempo passa proprio per tutti. Anche per Ruggero Pertile, che, correndo, ha provato a fermare il calendario prima ancora che il cronometro.

Nella maratona non c’è il quarantatreesimo chilometro e, forse, proprio per questo Pertile ha deciso di aprire una nuova fase della propria carriera
pochi giorni dopo il suo quarantatreesimo compleanno. Ruggero continua a correre, ma d’ora in poi lo farà senza nessuna fretta di tagliare il
traguardo. Dopo tre olimpiadi, un quarto posto a mondiali (Pechino 2015) ed europei (Barcellona 2010) e le vittorie nelle maratone di Roma, Padova
e Torino, Rero ha deciso che d’ora in poi il suo obiettivo sarà far correre gli altri.
Giusto il tempo di annunciare il nuovo ruolo da direttore tecnico di Assindustria Sport Padova – la società con cui è diventato un maratoneta
e ha raggiunto tutti i suoi risultati più importanti – e Pertile si è spostato a Formia, per frequentare il corso da allenatore e completare così, anche formalmente, la metamorfosi che caratterizzerà i suoi secondi quarant’anni. O, meglio, la seconda maratona della sua vita.

Sul numero di Correre di ottobre l’intervista completa di Andrea Schiavon a Ruggero Pertile.
Qui alcuni passaggi:
  • A proposito di allenatori. Chi è stato il primo?
    «Si chiama Toni Minotto e nella vita di tutti i giorni era un postino.»
  • Sbagliare percorso è l’incubo di tanti in gara. Per quanto tempo ti sei portato dentro il ricordo di Firenze 2001?
    «Per un anno ci ho pensato in continuazione. Non riuscivo a togliermelo dalla testa. Poi quando sono riuscito a rifarmi, a Milano e a Padova, guadagnandomi la convocazione per i Mondiali di Parigi del 2003, mi sono sbloccato.»
  • L’anno dopo però c’è stata la delusione dei Giochi di Atene. Alberico Di Cecco in azzurro e tu a casa. Avevi già 30 anni, il treno olimpico sembrava definitivamente passato. E invece…
    «E invece poi ho partecipato a tre olimpiadi: Pechino, Londra e Rio.»
  • Quale edizione ti è rimasta nel cuore?
    «Londra. Una delle mie gare migliori di sempre (chiusa al 10° posto, nda).»
  • Meglio anche del quarto posto ai Mondiali di Pechino?
    «Pechino è stato il risultato più grande, ma a londra ho gareggiato davvero bene.»
  • In 18 anni di maratona, c’è un continente dove non hai corso?
    «Ho gareggiato in Europa, Asia, Africa, Nord America, Sud America. Una volta sono andato anche in Australia… direi che mi manca solo l’Antartide.»

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