Road to New York – E Teresa, maratoneta, farà la volontaria

Road to New York – E Teresa, maratoneta, farà la volontaria

03 Novembre, 2017

Teresa Lopitato (nel riquadro della foto) è una maratoneta bolognese di 48 anni, che ai 42 km, negli anni scorsi, ha saputo “dare del tu”, avendo corso a Torino 2013 in 3:18’54”. La New York City Marathon l’ha disputata più volte e, come capita a molti, le è rimasta nel cuore, ma un problema fisico, da un paio di stagioni, le sta ostacolando la preparazione. La “scusa” per tornare a respirare l’aria della maratona più famosa del mondo è stata la decisione di accompagnare il suo allenatore, al via quest’anno nella Grande Mela, e di rendersi utile come volontaria dell’organizzazione.

«Quando corri a New York, a rimanerti nel cuore sono soprattutto i volontari, che trattano anche l’ultimo come se fosse il primo. Per questo, quando ho deciso di accompagnare il mio amico Vincenzo Grande, osteopata e mio preparatore, ho pensato di vivere questa esperienza e mi sono iscritta come volontaria.»

Come si fa a diventare volontari della New York City Marathon?

«Basta andare sul sito della gara e iscriversi, ma è una possibilità di cui ero a conoscenza da alcuni anni. Già da tempo, infatti, ero “loggata” al sito della gara, perché, in occasione della seconda delle mie maratone di New York, avendo effettuato l’iscrizione “direttamente”, cioè partecipando alla “lotteria”, ero entrata nella loro mailing list e ricevevo regolarmente la newsletter con le tante iniziative che il New York Road Runner Club porta avanti durante l’anno (106 eventi nel 2016, ndr). Chi vuole correre la maratona di New York, infatti, ha davanti a sé due strade: iscriversi tramite una delle agenzie accreditate, che offrono “a pacchetto” viaggio-soggiorno e pettorale, oppure partecipare alla cosiddetta “lotteria”: ci si iscrive sul sito della manifestazione versando una quota di 11 dollari e lasciando la disponibilità della carta di credito dalla quale verrà scalato il resto del costo del pettorale in caso di effettiva estrazione. Nel mio caso l’estrazione era in realtà un “pro forma”, perché possedevo uno dei cosiddetti “requisiti”, ovvero un tempo ritenuto di rilievo in rapporto alla mia età: 3:26’ nella categoria SF40.»

Sa già che mansioni dovrà svolgere?

«So solo che lavorerò in zona arrivo. Cosa esattamente dovrò fare lo imparerò domenica mattina. In realtà, quando ti iscrivi, sei invitata a indicare la mansione che preferisci, ma in questo io ho, in qualche modo, “osato troppo”: avevo chiesto di mettere la medaglia al collo ai partecipanti, dopo l’arrivo, ma gli organizzatori, con un messaggio e-mail estremamente cortese, mi hanno spiegato che si tratta di un ruolo per il quale c’è molta richiesta e che per questo viene riservato ai volontari che nel corso dell’anno si sono distinti per “particolari meriti nell’attività di volontariato”. In pratica: mettere le medaglie al collo dei finisher della maratona di New York è ritenuto un onore tale che viene utilizzato come premio da riservare ai tesserati del New York Road Runner Club che hanno sgobbato di più nelle altre manifestazioni organizzate dal gruppo.»

Come sarà, quindi, la sua New York City marathon 2017?

«Il mio impegno sarà dalle 11:00 del mattino alle 18. Nell’ultima e-mail ricevuta dall’organizzazione, quella che può essere definita “di convocazione”, mi viene raccomandato di presentarmi per tempo, domenica mattina, presso la School for the Ethical Culture, al 37 di Central Park West. Lì riceverò la divisa e il “pranzo”, mi verrà spiegato nei dettagli ciò che dovrò fare e mi verrà presentato il responsabile del settore in cui sarò impegnata.»

Tutto chiaro, quindi?

«No, mi resta una curiosità  ̶  conclude Teresa, ridendo  ̶ : nelle istruzioni è specificato anche che all’interno della scuola è prevista un’area di relax, da utilizzare, ad esempio, nel caso faccia molto freddo e uno si voglia concedere una pausa per riscaldarsi. Ebbene, la nota precisa che quest’area è assolutamente “peanuts free zone”, cioè lì è vietato mangiare noccioline! Sono curiosa di capire perché.»

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