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Morto Carlo Venini, coscienza e memoria dell’atletica lombarda

12 Novembre, 2012

Nella serata di domenica 11 novembre è mancato Carlo Venini, il coach della Pro Sesto Atletica, la società che fondò nel 1957, con Luigi Messedaglia, come ramo della Pro Sesto Calcio ma che ben presto divenne autonoma. Una società molto amata da Venini, classe 1922, un carisma che ha affascinato e guidato centinaia di atleti, molti tra i quali hanno fatto la storia del mezzofondo italiano negli anni ’60-’70: dal grintosissimo Francesco Bianchi (800 e 1.500) che Venini ha curato e plasmato fino a lanciarlo nel panorama internazionale, a Gian Franco Sommaggio (3.000 siepi), Antonio Ambu (5.000 e 10.000 metri) e i talentuosi Giuseppe Fontanella e Giorgio Reggiani fino ai più giovani Giancarlo Arisi e Paolo Donati. Oltre ad Ambu, che nei 10000 agli Europei di Belgrado fece il record italiano, anche Bianchi, chiamato affettuosamente Cecchin, nel luglio del 1963 fece un’impresa: a Trieste riuscì a battere di 3 decimi, con 1:48.7 lo storico record italiano di Mario Lanzi durato 24 anni. Ma Venini non centrava grandi risultati solo nel mezzofondo: anche l’ostacolista azzurra Letizia Bertoni, la 400sta Armida Guzzetti Giumanini e l’altista Gilda Cacciavillani e in seguito Patrizia Lombardo affinarono il loro talento sotto le sue cure tecniche. Per molti suoi atleti, tra i quali sicuramente la quattrocentista Giuseppina Perlino o Rudy Tavana e Frederic Peroni, divenuti poi medici sportivi, o il fisioterapista Mario Ruggiu, o il tecnico Vincenzo Leggieri, è stato un padre, o forse di più. Mai disposto ai compromessi, fedele ai suoi principi, il Coach fu un vero precursore capace di promuovere una rivoluzione nel mezzofondo nazionale. Adottò metodiche all’avanguardia nei paesi del nord Europa in contrapposizione alle linee federali di allora: fu tra i primi a portare i suoi ragazzi in raduno a Volodalen, in terra svedese, alla scuola di Gosta Olander. Nei tanti anni in cui fu l’anima della Pro Sesto, orgoglioso di non volere sponsor, Venini lottò per la dignità dei tecnici e, fondatore di Assital, l’associazione italiana dei tecnici di atletica leggera, con Adolfo Rotta, oggi presidente del sodalizio bianco-azzurro, e Sandro Donati lottò con tutte le sue forze contro il doping per un atletica sana, corretta e leale. Grande fu il suo contributo di idee per la rivista “Atletica Leggera”. In questi ultimi anni Venini, residente a Milano a due passi dall’Arena Civica, in via Palermo tuttora sede sociale, amava vivere, con sua moglie e sua ex atleta Gabriella Buizza, alcuni periodi tra i vigneti di Mombercelli in provincia di Asti dove gli amici, tra i quali anche Renato Piccinelli medico sociale della Pro Sesto, si recavano a trovarlo. Un traguardo quello dei 90 anni trascorsi in prima linea, anche a livello politico, tra grandi gioie e grandissimi dolori come quello vissuto per la morte della prima moglie Carlangela nell’incidente stradale del 1962 o del pupillo Francesco Bianchi, mancato prematuramente a soli 37 anni nella ‘sua’ Arena il 20 settembre del 1979. A salutarlo ci sarà chi del nostro mondo ha avuto il piacere di confrontarsi con un uomo che nella promozione della cultura del nostro sport credeva molto e i tanti affezionati atleti. Burbero ma di una fine sensibilità, quando capiva che qualcosa non andava, era sempre pronto a dire: “se gh’è, cum’è, perché”. Una frase che ci risuonerà nella mente con tanta nostalgia.

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