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Le pause in corsa per rendere al meglio

Le pause in corsa per rendere al meglio

Per rendere più sopportabili gli allenamenti intensi è consigliabile fare alcune pause in corsa. Il risultato? minor fatica e maggior rendimento. 

È nota la frase di Archimede: “Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo” a indicare che con il principio della leva e del fulcro si possono spostare pesi anche rilevanti. La correlazione che si può trovare con la corsa è nel trasformare l’affermazione del matematico greco in questo modo: “Fammi riposare e correrò per sempre”.

Fermarsi per continuare

Nel mondo delle corse di resistenza, dove l’imperativo è resistere, sembrerebbe un paradosso fermarsi a fare pause in corsa per durare a lungo. Per tanti podisti, invece, avviene proprio così: quando si deve completare, ad esempio, una 100 km, oppure superare l’ascesa a una montagna durante un trail, la pausa diventa spesso necessaria per garantirsi una “continuità” nello sforzo. Parto dalla mia esperienza: se non mi fossi fermato sei volte in occasione della maratona di New York del 1984, penso che non avrei completato la prova, ma soprattutto che non l’avrei vinta. Quei pochi secondi di pausa che facevo a ogni miglio, in corrispondenza dei punti di ristoro, erano più un’occasione per allentare lo sforzo a livello mentale che non un sistema per recuperare energie, anche perché erano finite!

La pausa che si fa durante una gara o un allenamento non consente di ripristinare le scorte energetiche progressivamente svuotate sotto sforzo, ma è molto evidente che, quando si riprende a correre, si percepisce di stare meglio.

Questa favorevole sensazione può durare davvero poco. Ripartire stando meglio rispetto a quando ci si è fermati, è certamente un aspetto positivo a livello psicologico.

Fondamenti antichi

Non si tratta solo di percezione dello sforzo: questo meccanismo ha un fondamento scientifico. Sono innumerevoli le ricerche e gli studi che si sono succeduti. Dal 1930, il medico tedesco Reindell aveva suggerito all’amico allenatore Gerschler di strutturare gli allenamenti in forma intervallata. In quel periodo due famosi corridori finlandesi, Nurmi e Kolehmainen, già eseguivano sedute nelle quali alternavano tratti di corsa veloce e tratti di corsa lenta. Questa modalità consentiva di percorrere, a parità di durata, più strada rispetto a quella coperta con la sola corsa lenta continua.

La modalità della corsa intervallata, dal punto di vista fisiologico, è considerata un ottimo stimolo a livello cardiaco. Migliora la capacità del cuore di pompare un alto flusso di sangue verso i muscoli.

Non è questo, però, l’aspetto su cui mi voglio soffermare questa volta: mi interessa la possibilità di usare le pause come occasione per allenarsi meglio, con minor fatica e con un maggior rendimento.

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