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La solitudine del maratoneta

Di: Chiara Collivignarelli

Per le nostre letture durante la quartanena proponiamo, come già la scorsa settimana con Haruki Murakami, di nuovo un grande classico: La solitudine del maratoneta. Si tratta di una raccolta di racconti dell’autore britannico Alan Sillitoe, che minimum fax ha ripubblicato qualche tempo fa a sessant’anni dalla sua prima uscita. Il libro deve la sua fama a una suggestiva trasposizione cinematografica di Tony Richardson, ma soprattutto allo stile innovativo, e ancor oggi modernissimo, della scrittura di Sillitoe.

La lunga corsa di Colin

La novella che dà il titolo alla raccolta, il cui cuore espressivo è appunto la solitudine del maratoneta intesa nel suo significato più profondo, è un lungo e inarrestabile fiume in piena di sessanta pagine. Il testo ripercorre i pensieri agitati del protagonista Colin Smith durante una corsa. Si tratta di un giovane corridore di talento dal passato difficile, che vive in un riformatorio. E che trova nella corsa una forma di sfogo e di riscatto. Durante la gara continuerà a chiedersi per chi o per cosa stia correndo, trovando l’unica risposta possibile giunto ormai quasi al traguardo.

Capolavoro del realismo inglese

Di racconto in racconto, Sillitoe ritrae un’Inghilterra proletaria, frustrata o ribelle. Lo fa attraverso una serie di splendidi personaggi colti nella loro quotidianità e, proprio per questo, emblematici di uno dei periodi più fecondi della cultura britannica del Novecento. Si può definire quindi a pieno titolo La solitudine del maratoneta come uno dei capolavori del realismo inglese contemporaneo.

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