ll fenomeno “maratona di Valencia” spiegato dall’organizzatore, Paco Borao

Arch. Borao
Di: A cura della Redazione

«Il bene maggiore che una città può concedere a chi organizza una maratona o comunque una corsa su strada, è la strada stessa.». 

Parola di Paco Borao (nella foto), presidente dell’Aims (Associazione Mondiale delle Maratone e Corse su Strada) e di Correcaminos, la società che dal 1986 organizza la mezza maratona e la maratona di Valencia. Parole che i lettori di Correre trovarono nell’intervista che l’organizzatore ci concesse, curata da Alessandra Ramella Pairin e pubblicata sul numero 390, aprile 2017.

Ne riproponiamo ora uno stralcio, in questi giorni dell’edizione 2018 della maratona, la trentottesima, in cui Valencia sembra incamminarsi sulla strada di New York per l’attenzione mediatica che sta riuscendo a suscitare in Italia, conseguenza dei circa 2.000 nostri connazionali che in questi giorni stanno raggiungendo la città portuale spagnola sul fiume Turia.

Nei primi anni della maratona, l’amministrazione della città di Valencia impose un percorso. Con il passare degli anni questo atteggiamento cambiò e ormai da qualche tempo potete scegliere il tracciato che ritenete migliore. Come è avvenuto questo cambiamento? 

«La ben conosciuta crisi economica europea ha colpito anche la Spagna nel 2008 e ha avuto un grande impatto su Valencia e soprattutto sul settore sportivo a causa delle enormi spese affrontate negli anni precedenti per ospitare l’America’s Cup di vela e il circuito urbano di Formula 1. Per quest’ultimo appuntamento, l’impegno economico della città fu di circa 25 milioni di euro l’anno. Quel cocktail non fece che accrescere lo scontento sociale degli anni successivi. Poi, nell’ottobre 2010, fui eletto presidente dell’Aims e fui ricevuto dall’allora sindaca di Valencia, Rita Barberà (scomparsa il 23 novembre 2016, ndr). Dopo le congratulazioni, mi disse di raccontarle qualcosa di più sulla maratona. Io lo feci con piacere per più di un’ora… e qualche giorno dopo fui chiamato per un incontro all’assessorato allo sport. Trovai una mappa della città sul tavolo e mi dissero “questa è la città, disegna il percorso che desideri”. Furono le persone dello stesso assessorato che cercarono insieme a noi la migliore soluzione per il percorso e per il migliore svolgimento della manifestazione che, ad esempio, si spostò da febbraio a novembre per sfruttare maggiormente le opportunità turistiche offerte dalla città. Dal 2011 il percorso della maratona di Valencia non è più cambiato.»

Uno dei simboli della gara è il cosiddetto “Rio Turia”, ex letto del fiume Turia che attraversava Valencia. Quanto contribuisce all’immagine della maratona? 

«È semplice, basta pensare che parliamo di un giardino che si estende per 17 km per una larghezza tra i 300 e i 500 metri, dove le biciclette sono l’unico mezzo meccanico autorizzato a transitare.  Oltre alle piste ciclabili, ci sono percorsi dedicati alla corsa, misurati e segnati ogni 100 metri. Il tutto è accessibile da ogni punto della città ed è illuminato di notte. Tutto questo in una città con una popolazione di un milione di abitanti scarsi rappresenta semplicemente un paradiso.» 

Come è nata l’idea di “Valencia Ciudad del Running”? 

«Valencia Ciudad del Running” fu un’idea del nostro title sponsor, Fundación Trinidad Alfonso, per creare una cabina di regia di tutte le attività di running della città di Valencia. Oggi è più una denominazione che un’organizzazione. Un cappello sotto cui stanno società e individui, che trovano la loro identità in questo sport. Stiamo avendo dei buoni risultati. Le persone percepiscono un clima amichevole, gli organizzatori sentono di appartenere a un gruppo senza nessuna pressione esterna e si sentono maggiormente partecipi al successo delle competizioni più importanti della città.»

Cosa significa per lei “buona organizzazione” di una maratona? 

«Per me “buona organizzazione” significa fare vivere ai partecipanti di una maratona un’esperienza competitiva sicura e spensierata. Il successo di un evento si misura con il livello di soddisfazione raggiunto dai partecipanti.»

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