Mental coach e corsa, non solo per i campioni

Mental coach e corsa, non solo per i campioni

Non è un lusso da campioni olimpici. Il mental coach, anche per gli amatori, se inserito nel contesto di crescita personale può svolgere un ruolo fondamentale. Ecco un esempio concreto, articolo tratto dalla rivista Correre

Lo si aspetta dal primo giorno che si decide di indossare le scarpe da running. Lo si sogna ogni volta che sui social o in tv se ne senta parlare. Ci si immagina l’arrivo, si percepisce l’emozione sulla pelle al solo pensiero, con i brividi che salgono, poi arriva davvero il giorno di decidere se acquistare il pettorale della mezza maratona e qualcosa arresta l’entusiasmo: l’insicurezza di non centrare l’obiettivo, una preparazione che non percepiamo adeguata alle aspettative, la mancanza di certezze e garanzie che davvero il giorno della gara si possa trasformare in un evento memorabile da raccontare e non in una delusione. Partiamo dall’inizio. 

No improvvisazione

Una mezza maratona, così come la maratona stessa, non si può improvvisare. Ci sono regole, dettagli e metodi da seguire per non cadere negli infortuni e per non rischiare di spendere inutilmente energie e veder deluse le proprie aspettative, con il rischio davvero di rinunciare a qualcosa che è alla portata di tutti, se si lavora bene.

Mente e corsa

La mezza maratona si prepara. Non facciamo riferimenti ai programmi specifici che si trovano in ogni angolo del web. Ci riferiamo ad allenamenti personalizzati, messi a punto da una mano esperta che sa chi ha davanti, quali sono i suoi limiti fisici e talvolta anche mentali, e si impegna ad affiancarlo passo dopo passo verso il raggiungimento di una maturità agonistica che lo porta a essere consapevole della possibilità di raggiungere il traguardo stabilito senza disillusioni e false aspettative.

È soprattutto con questa consapevolezza e con la preparazione giusta per affrontare uno sforzo fisico insolito, ovvero correre 21 km in un’unica soluzione, che si portano a casa i risultati e si inizia la preparazione verso una nuova montagna da scalare e gara da programmare.

Se per l’amatore è fondamentale il ruolo del coach per un programma specifico di allenamento, dal punto di vista degli atleti professionisti la questione diventa sempre più complessa. In gioco ci sono carriere, posizioni di categorie, medaglie e vittorie assolute che richiedono oltre allo sforzo fisico anche uno sforzo mentale in termini di concentrazione, consapevolezza e gestione dello stress. 

Amatori e professionisti

Immaginiamo la preparazione di una mezza maratona di un atleta amatore che vuole fare un buon tempo e conquistare la medaglia di finisher. Confrontiamola con quella di un professionista che, in quanto a medaglia, punta a una di quelle riservate solo alle prime tre posizioni della classifica. Nel primo caso, una buona preparazione, una corretta alimentazione e una sana determinazione saranno sufficienti per provare a centrare l’obiettivo, con una tensione sì presente, ma non tale da compromettere la gara.

Per un professionista la pressione è di certo maggiore. In gioco c’è la validità della preparazione effettuata, la responsabilità del team che lo ha portato a raggiungere un certo livello, la necessità di imporsi tra le prime posizioni per il mantenimento di un primato o di un posto in squadra, e di colpo ecco che la musica cambia. A quella fisica va sicuramente associata una preparazione mentale idonea a sostenere tale peso, prima che si trasformi in una zavorra pesante da trasportare in gara. 

Il ruolo del mental coach

Se n’è parlato in queste ultime due stagioni a proposito delle performance di Marcell Jacobs. Il ruolo del mental coach diventa una pedina fondamentale nella scacchiera della preparazione atletica dello sportivo professionista.

E per il non professionista? Quanto è importante il ruolo di questa figura per un runner amatore?
Il mental coach, anche per gli amatori, se inserito nel contesto di crescita personale della singola persona può svolgere un ruolo fondamentale. Gli obiettivi da raggiungere saranno indubbiamente diversi: se per un professionista vincere è fondamentale, per un amatore è importante sognare di poterlo fare.

Una cosa è sicura: la corsa, oltre a un aspetto fisico ne presenta uno mentale molto importante che altro non è che il risultato del percorso che si decide di intraprendere, dell’ambiente che si ha intorno e della capacità di gestire le difficoltà.

Proprio questo ultimo aspetto, ovvero la gestione delle difficoltà attraverso un allenamento costante delle proprie abilità, è un argomento che sta a cuore al mental coach, che insegna in primis a comprendere l’ambiente circostante e affrontarlo, attingendo dalle proprie risorse e imparando costantemente a mettersi in gioco.

Gli stessi mental coach sperimentano questa tendenza a mettersi in gioco e a sviluppare le capacità di adattamento e risoluzione, soprattutto nello sport, partecipando in prima persona a gare che siano maratone e/o mezze maratone. 

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