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Calcaterra: i perché della crisi alla 100 km di Imola

27 Maggio, 2021
Foto Giancarlo Colombo
A bocce ferme il campione Giorgio Calcaterra rivive e spiega la grande difficoltà vissuta al campionato italiano di specialità. Eccessiva frequenza nell’assunzione di gel, la causa dello “svuotamento di energie”. Rientra la polemica con Massini.

Nella specialità dei 100 km su strada ha vinto tre titoli mondiali e 12 edizioni consecutive del “Passatore” su 14 a cui ha preso parte. Anche per questo il popolo dell’ultramaratona lo ha soprannominato “Re Giorgio” e sempre per questo ha fatto notizia il cedimento fisico subito durante il Campionato italiano Fidal di 100 km (Imola, 22 maggio) dal runner più amato dagli italiani. «Di colpo mi sono sentito svuotato – ricorda Calcaterra, sentito volutamente solo “a bocce ferme”, da Correre.it -. Non riuscivo più nemmeno a camminare. Dalla TV mi vedevate che mi tenevo le cosce, ma non erano crampi, era solo che cercavo di “riavviare i movimenti”, di riattivarmi. Una prova d’orgoglio, la sua, chiusa in 21ª posizione in 8:41’27”.

La cronaca di un calvario

Fino al decimo giro (47,057) Calcaterra compare nel gruppo di testa, che transita dalla linea generale d’arrivo in 3:16’14”. I successivi tempi di passaggio registrati dal servizio di cronometraggio (a cura della Endu) descrivono il progredire della difficoltà del campione romano: 

• già all’intermedio dei 50 km (quindi 3 km dopo il passaggio nel gruppo di testa) transita con 1’10” di ritardo rispetto ai più diretti avversari, anche perché il gruppetto al comando si è nel frattempo allungato a seguito dell’iniziativa di Silvano Beatrici. 

• All’undicesimo giro (51,870 km) il distacco di Calcaterra dalla testa della gara sale a quasi 4 minuti (3:41’02” contro 3:37’11”), ma è il passaggio successivo (56, 683 km) a rendere evidente la grande difficoltà affrontata dal mito della 100 km: 4:35’13” è il suo tempo di transito, cioè 37 minuti dopo i battistrada (3:57’59”). 

«… sì, ho cominciato ad avvertire il problema dopo il passaggio del 47° chilometro e la difficoltà è andata poi in crescendo nei chilometri tra il 50° e il 55°. A quel punto, raggiunta la postazione dei rifornimenti, mi sono fermato per nutrirmi bene e recuperare energie e scioltezza muscolare. L’immagine di me seduto su una sedia ha probabilmente contribuito a far girare la notizia che mi fossi ritirato, ma stavo soltanto cercando di ripristinare le condizioni per correre. Non è stato comunque facile nemmeno dopo essere ripartito. Fino alla fine i momenti di cedimento non sono mancati.»

Da sinistra: Pietro “Piri’ “ Crementi (organizzatore della 100 del Passatore), Giorgio Calcaterra (pettorale n. 2), Monica Casiraghi (tuta azzurra della nazionale femminile di ultramaratona, per la quale è referente tecnico. (Foto Daniele Menarini)

Quale idea si è fatto delle cause di questa crisi?

«Ho pensato a un momento simile che avevo vissuto molto tempo fa: a Winschoten, ai Mondiali del 2007. Allora ero ancora inesperto (il debutto sui 100 km era avvenuto nel 2006 al Passatore, con la prima vittoria, ndr) e la crisi mi portò al ritiro. Le sensazioni, però, erano state le stesse di Imola: svuotamento totale, mancanza di forza, fatica perfino nel camminare. Anche al “Parco nord” (la 6 ore milanese del 9 maggio in cui Giorgio è arrivato secondo a soli 2 km da Menegardi, ndr) avevo avvertito la fase iniziale di questa difficoltà, dopo 5:40’ di gara, ma mancava poco alla fine e sono riuscito comunque a gestire la situazione.»

«Do la colpa ai gel, nel senso di un mio errore nell’assunzione troppo frequente. Li prendevo a ogni giro, quando la frequenza consigliata dalla casa produttrice non è quella. Avrei dovuto inoltre alternare al gel l’assunzione del sodio, che era disponibile nel punto di rifornimento dall’altra parte del percorso, assieme all’acqua. Quando sono ripartito è stata dura, ma mi resta la soddisfazione di non essermi ritirato. Nell’ultimo giro ho tenuto lo stesso passo del vincitore. Ora farò delle visite approfondite, per essere sicuro che tutto sia a posto, ma dentro di me sento che la causa di tutto è in quel mio errore nell’assunzione dei gel.»

Nel corso della telecronaca in diretta del Campionato italiano di 100 km, cosa le ha dato fastidio del mio dialogo con Fulvio Massini?  

«È stato espresso un giudizio negativo sulla mia scelta di essere vegano, ma questo ci sta, fa parte della libertà di opinione. Ho però avuto l’impressione che si stesse ridendo di me, come se fossi uno sprovveduto. Poteva essere solo una mia impressione, per questo ho sentito il bisogno di confrontarmi con chi mi segue sulla mia pagina Instagram. Poi, devo anche dire che tutto si è fermato lì, nel senso che, appena abbandonato l’argomento “alimentazione” ho sentito che sono state espresse parole di apprezzamento per la mia attività di atleta. Nel mondo ci sono tanti atleti vegani dal curriculum eccellente: da Scott Jurek, che è la leggenda del mondo ultra-trail, a un mito dell’atletica come Carl Lewis.»

Anche il curriculum di Giorgio Calcaterra non scherza affatto. Sentito in proposito, Fulvio Massini ha dichiarato il proprio dispiacere per l’interpretazione che è stata data al suo commento sulla scelta vegana, interpretazione lontana dalle sue intenzioni, e ha ribadito la grande stima per l’uomo e l’atleta Giorgio Calcaterra: «Il sorriso e il tono allegro facevano parte del clima che con Frisoni e Menarini abbiamo voluto creare per rendere più gradevole una diretta così lunga e continuare a usarlo anche a proposito della gara di Giorgio voleva essere un modo per sdrammatizzare, perché una crisi sostanzialmente ipoglicemica in un’ultramaratona così dura può capitare a tutti. Stima immutata: averne di atleti-esempio come Giorgio Calcaterra.»

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