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Giancarlo Colombo

Bilancio della Diamond League: ogni tanto passa Bolt, tutto il resto è noia

Forse non se ne saranno accorti in molti, ma la Diamond League ha chiuso i battenti per l’anno in corso esattamente venerdì 6 settembre allo stadio Baldovino (ex Heysel) di Bruxelles davanti a poco meno di 50.000 spettatori, con la presenza tra gli altri del primo ministro Elio Di Rupo, il cui nome la dice lunga sulle sue origini italiane. La festa c’è stata e come, ma tutta per sua maestà Usain Bolt che dall’alto della sua classe e altezza (1,96 m) ha catalizzato l’attenzione del pubblico che si è assiepato sui spalti dello stadio grazie anche a lui. Bolt, con il suo vocione, attraverso i microfono dello speaker ha annunciato che nella capitale del Belgio ci arriverà sempre. Bolt su tutti. Lui ha monopolizzato l’atletica mondiale e i meeting europei fanno a gara per accaparrarselo. Che c’azzecca con la Diamond League? Un attimo di pazienza e ci arriviamo.

Questo circuito di gare ha preso vita solo dal 2010, prima aveva un altro nome e veniva gestito più o meno allo stesso modo, ma senza i due appuntamenti fissi finali dove si assegnano il diamante di ogni disciplina (16 a Zurigo e altrettanti a Bruxelles). Se andate a leggervi i vincitori di ogni singola disciplina non ci troverete Usain il lampo, nei 100 leggerete il nome di Justin Gatlin e nei 200 di Warrein Weir, non due qualsiasi, ma Lui, non c’è. Il perché è presto detto. Il caraibico non va a caccia dei punti che ogni singolo appuntamento elargisce, ma sceglie il meeting che più gli aggrada (e gli rende) nel corso della stagione. L’esempio è quello di Athletissima. A Losanna il giamaicano lo trovate più o meno un anno sì e uno no. A Montecarlo era atteso lo scorso anno. Contratto forse anche sottoscritto, ma l’appuntamento monegasco era troppo ravvicinato con i Giochi Olimpici e Usain ha preferito evitare all’ultimo istante. Quest’anno a metà luglio non c’era. Vogliamo scommettere che il prossimo anno, sempreché il nostro decida di prendere parte alla campagna d’Europa, sarà sui blocchi di partenza nello stadio Louis II sul mare del Principato?

A proposito di calendari. Lo scorso anno ha sofferto e non poco proprio l’appuntamento a Monaco con la vicinanza olimpica, quest’anno ci ha rimesso e parecchio il meeting di Stoccolma, pochi giorni dopo i Mondiali di Mosca. Protagonisti pochi e abbastanza stanchi. Uno su tutti: Asbel Kiprop, che nei 1.500 m, dopo la vittoria mondiale, era addirittura impresentabile. Per la crisi che attanaglia l’Europa anche l’appuntamento norvegese di Oslo non è stato quest’anno forse all’altezza della sua fama. Speriamo per la prossima stagione. Il Calendario 2014 è già stato stilato. Si parte, come sempre da Doha, per finire con Zurigo e Bruxelles. Ma, amici della Iaaf, non sarebbe opportuno dare uno bella rinfrescata a tutto ciò? Ad esempio, perché non inserire nel novero un meeting come quello di Berlino d’inizio settembre, chiedendo magari ai tedeschi di spostarsi di data? Allo Stadio Olimpico ci arrivano in quasi 60.000, nomi e ingaggi altisonanti non mancano mai. Peccato escludere una città che è stata capace di allestire un mondiale con i fiocchi nel 2009. Non ci si è scordati del Golden Gala di Roma, capace di attrarre oltre 50.000 presenti grazie a Usain….

E veniamo a chi ha vinto questo circuito. Non elenchiamo tutti i nomi, ma ricordiamo solamente che due atleti come il francese Renaud Lavillenie nell’asta e la keniana Milka Chemos nelle siepi hanno ottenuto quattro titoli su quattro edizioni di Diamond League. Che l’ostacolista Zuzana Hejnova della Repubblica ceca e la discobola croata Sandra Perkovic hanno vinto tutte le sette gare (su 14) dove era in programma la loro disciplina.

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