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La vita del top runner durante l’epidemia

30 Marzo, 2020
Foto: 123rf
L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova anche il mondo dello sport. Come mantenere la condizione in un momento di incertezza e stop di quasi tutte le attività? 

“In piena emergenza Coronavirus, anche i top runner stanno vivendo una situazione mai affrontata: continuare ad allenarsi senza sapere però quando verrà ripresa la normale attività agonistica, con quasi tutti gli impianti chiusi o aperti solo per pochi atleti di alto livello” apre l’articolo l’allenatore 

Giorgio Rondelli.

Maratoneti, i più penalizzati 

“Non c’è dubbio che i più penalizzati siano tutti quei maratoneti che si sono allenati per affrontare le tante 42 o 21 km primaverili poi cancellate. Quanto si può allungare la preparazione in vista di una nuova gara sulla distanza regina? Io direi di 2 o 3 settimane al massimo” prosegue Rondelli, analizzando poi la distribuzione dei carichi di lavoro per atleti di alto livello, mezzofondisti dediti a distanze più brevi, giovani e master.

Velocisti, i meno danneggiati

“I meno penalizzati sono gli specialisti della pista: avere interrotto anzitempo l’attività agonistica invernale può addirittura essere positivo in vista della stagione estiva: si sono guadagnate almeno 3 settimane rispetto agli altri anni precedenti, permettendo a noi allenatori di ricreare una seconda base organica e muscolare prima di effettuare i lavori specifici per le competizioni sul tartan” spiega Rondelli.

“Per i master, più tempo a disposizione senza impegni agonistici vuol dire implementare le buone abitudini: quanto mai utile concentrarsi su varie forme di potenziamento muscolare e stretching, soprattutto per la zona della muscolatura posturale” rilancia l’allenatore.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Atletica chiusa per Coronavirus”, di Giorgio Rondelli, pubblicato su Correre n. 426, aprile 2020 (in edicola a inizio mese), alle pagine 13-20.

Correre Aprile 2020

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