fbpx
correre

Invecchiamento del runner: per non far calare (troppo) le prestazioni

Di: A cura della redazione
“Un amatore – scrive Pizzolato -, potrebbe pensare che la seduta chiave per correre forte la maratona sia il cosiddetto lunghissimo, ma non è così”, e analizza a fondo l’esperienza dei membri del club 5DS3 (5 Decades Sub 3 hours), maratoneti capaci, almeno una volta ogni dieci anni della propria vita, di correre una maratona in meno di tre ore.

I fisiologi riportano che i podisti alla soglia dei 40 anni peggiorano in media il proprio rendimento dell’1% ogni anno e che verso i 50-55 anni la perdita di efficienza è ancora più accelerata, raggiungendo anche il doppio (cioè il 2% l’anno). In termini cronometrici si tratta di uno scadimento di 2-3”/km nel primo caso e di 5-6”/km nel secondo. Non è così per tutti, però: la differenza dipende da aspetti soggettivi correlati alla genetica, alla carriera podistica, allo stato fisico (con riferimento specifico agli infortuni) e, soprattutto, al tipo di allenamento svolto. Questo è il tema trattato da Orlando Pizzolato su Correre di aprile

I segreti dei runner evergreen 

Lo spunto per l’approfondimento nasce da una ricerca su un gruppo di maratoneti che, a ogni decennio dal 1970 al 2019, sono riusciti a concludere la distanza regina in meno di 3 ore (e c’è chi è già oltre…). Dall’analisi delle loro esperienze si possono trarre insegnamenti utili su come mantenersi il più possibile efficienti col trascorrere del tempo.

Così si sono allenati

“Un amatore – scrive Pizzolato -, potrebbe pensare che la seduta chiave per correre forte la maratona sia il cosiddetto lunghissimo, ma non è così. Anzi, fa effetto verificare che un po’ tutti i potenziali “sub 3 ore” di quella lista di evergreen riservano poco spazio alle uscite molto lunghe, perché in buona parte ritengono che la causa scatenante degli infortuni sia l’usura da carico chilometrico. Quasi tutti dicono di essere stati vittima, nel corso della carriera, di qualche infortunio (e chi di noi non lo è stato?) e, dal momento che la priorità per continuare a correre così a lungo dopo tanti anni è proprio ridurre l’effetto stressante da impatto, l’aspetto comune è quello di non farlo tantissimo. Se è vero che il chilometraggio medio settimanale di questi corridori è compreso tra i 70 e i 90 km, il lunghissimo viene svolto solo 2-3 volte prima della maratona. Dalle indicazioni fornite da loro pare che quasi nessuno arrivi a 35 km a settimana. Per gli americani un numero di riferimento nella preparazione alla 42 km è quello delle 20 miglia (32 km circa) e praticamente tutti si fermano a questa distanza.”

Il servizio prosegue analizzando i singoli mezzi di allenamento più utilizzati da questi campioni di longevità.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Per non far calare (troppo) le prestazioni”, di Orlando Pizzolato, pubblicato su Correre n. 426, aprile 2020 (in edicola a inizio mese), alle pagine 30-32.

Articoli Correlati

Kipchoge: “Il periodo del Covid-19 è come un percorso in salita”
corsa in natura
La ripresa nel trail running
Brooks Running dà il via al programma #RunHappyAtHome
Tokyo 2020: è ufficiale, Giochi Olimpici rinviati al 2021
La maratona di Padova slitta a settembre
Coronavirus – Si sposta anche la maratona di Londra: 4 ottobre la nuova data