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Corsa su treadmill e su strada: ecco le differenze

Foto: 123rf
Di: A cura della redazione
Entrato in molte case durante la quarantena, il tapis roulant si candida a diventare più di prima compagno di allenamenti di molti runner. Uno studio di biomeccanica ci permette di analizzare le principali differenze (e relativi effetti) tra la corsa su treadmill e quella su strada.  

Con l’aiuto della biomeccanica e di Mauro Testa, medico sportivo e ricercatore di biomeccanica applicata allo sport, approfondiamo le caratteristiche degli strumenti per praticare il running al chiuso e le differenze tra l’attività sul tapis roulant e quella su asfalto o fondo naturale. 

Per prima cosa, spiega Testa, esistono diversi tipi di tapis roulant: da usare in casa, in palestra, per la riabilitazione o per la valutazione biomeccanica. Alcuni sono elettrici, altri meccanici o magnetici: in questi ultimi è il runner a spingere indietro il tappeto, anziché un motore che lo fa tornare indietro a velocità impostate.

Esistono poi treadmill piani e curvi. Alcuni cambiano pendenza automaticamente, altri hanno la necessità di essere impostati manualmente.

I diversi tipi di forze che agiscono nella corsa 

La biomeccanica studia il corpo umano come macchina biologica analizzandone il movimento, le forze che agiscono su di esso e le cause di disequilibrio che potrebbero determinare un infortunio. 

Una cosa importante da sapere: le forze che si generano nel nostro piede durante gli appoggi e che presumibilmente ci ritornano indietro (si dicono “di reazione al suolo”) sono direttamente proporzionali all’andatura della corsa. Pertanto più andiamo veloci più la forza d’impatto si alza. Oltre i 15 km orari potremmo ad esempio avere fino a 5 volte il nostro peso corporeo a ogni appoggio, dopo la fase di volo. 

Testa analizza poi nel dettaglio, anche con l’ausilio di immagini, i diversi tipi di forza che entrano in gioco durante la corsa, sia in piano sia in presenza di pendenza, per la cui analisi dettagliata rimandiamo alla lettura dell’articolo completo su Correre di maggio.

Le dinamiche differenti fra treadmill e strada

Tornando al tapis roulant, Testa illustra poi come la dinamica di corsa su tappeto sia diversa da quella su asfalto, dal momento che la presenza di un nastro che ci scorre all’indietro sotto i piedi rappresenta una forza che altera la tradizionale dinamica di corsa. Ad esempio, nella forza di presa di contatto con il suolo o nella fase di atterraggio non potremo avere la forza di scivolamento anteriore del piede, in quanto annullata dal movimento del nastro stesso. 

Fra i runner che corrono spesso su treadmill si manifesta la cosiddetta black nail, un’unghia nera sull’alluce causata dal trauma con la scarpa per il ritorno indietro della calzatura stessa, dovuto sempre al movimento del tapis roulant mentre il piede, invece, vorrebbe scivolare anteriormente. 

Attivazione incompleta dei glutei

In conclusione dell’articolo, Testa riflette sugli utilizzi e sulle finalità del tapis roulant, ribadendone la centralità per gli obiettivi di dimagrimento o riabilitativi: “Nel primo caso consente di sviluppare le chilocalorie richieste, mentre nel secondo permette di avere il pieno controllo sia del movimento da far eseguire al paziente sia del paziente stesso da parte del terapista. Personalmente nutro invece forti dubbi in merito ai test biomeccanici e metabolici svolti sul tapis roulant, perché rilevo un’ampia distonia nelle forze che si sviluppano e perché non vi vedo l’attivazione completa dei glutei, un gruppo muscolare potente e importante dal punto di vista posturale e del controllo dell’equilibrio” conclude Testa.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “La corsa tra tappeto e strada”, di Mauro Testa, pubblicato su Correre n. 427, maggio 2020 (in edicola a inizio mese), alle pagine 56-59.

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