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Foto Giancarlo Colombo

Zona mista – a pranzo con Alberto Juantorena

Mentre mi riservo di scrivere di cross dal prossimo numero di “Zona mista”, in vista degli Europei di Hyèrès, non mi perdo l’opportunità di complimentarmi con gli junior che hanno fatto le prove generali in Provenza, domenica scorsa andando come si suol dire a segno.

Questa volta voglio parlare di un grande dell’atletica che è sbarcato in Italia la scorsa settimana e si tratterrà da noi qualche giorno prima di proseguire per Montecarlo. Si tratta di Alberto Juantorena, il cubano che in questo momento oltre a essere il presidente della Federazione dell’isola caraibica è vice presidente della Iaaf (Federazione Mondiale di Atletica). La federazione che in questi giorni sta vivendo momenti di grande difficoltà, dopo che l’agenzia mondiale dell’antidoping Wada ha fatto sapere le sue risultanze contro questo cancro che colpisce anche la nostra disciplina da tanto tempo.

La Iaaf diretta da Sebastian Coe ha sospeso la Russia. Questi sono fatti che si sono potuti leggere sui quotidiani e ascoltare nei telegiornali in tv. Quello che ha detto Alberto davanti a un piatto di pasta, magari tutti non hanno potuto saperlo. Allora ve lo racconto, molto in breve.

Venerdì scorso Juantorena oro a Montreal nei 400 e negli 800 l’ho incontrato a Navazzo di Gargnano, provincia di Brescia, un centro di poche anime, uno splendido balcone sul Lago di Garda, grazie a Ottavio Castellini, amico di Alberto e mio che in loco ha una biblioteca sportiva che forse non ha eguali in Italia.

Alberto sulla questione doping è stato chiarissimo: “tolleranza zero”. Due parole, secche senza fronzoli, per un uomo che ha fatto della sua esistenza un simbolo da tramandare ai giovani, in grado di esprimere tutta la sua fierezza cubana nei modi di rispondere e di argomentare su questioni importanti, per poi divenire la persona più semplice del mondo quando si tratta di chiacchierare in amicizia.

Alberto ha parlato della Marabana la maratona che si è disputata a L’Avana nel mese di novembre con 1600 partenti di cui 556 erano “from USA”. Alberto non ha perso occasione per rimarcarlo informandoci che ha radunato molti statunitensi “offrendo” loro un filmato che partiva dallo sbarco di Fidel Castro l’1/1/1959, sino al doppio oro in quel di Montreal. Solo 7 minuti, quanto mai intensi e mentre l’uomo della Federazione Mondiale lo raccontava a lui brillavano gli occhi.

Lo sport arriva prima della politica, non lo ha detto, ma lo ha fatto capire chiaramente, quest’uomo di 65 anni compiuti il 21 novembre, ancora con un gran fisico: apertura alare metri 2,70 (di gambe) ci ha raccontato di avere messo al mondo ben 7 figli (quattro maschi e tre femmine), ma con cinque moglie diverse!!! Volete sapere i nomi dei maschi? Eccoli: Alberto I, Alberto II, Alberto III e Alberto IV poi il cognome Juantorena e il cognome della mamma. Non è uno scherzo, ma tutto vero.

Si è discusso di tutto, così si è saputo che l’educazione fisica è obbligatoria dalle elementari al secondo anno di università. “Cuba è una nazione che investe sullo sport e sull’educazione fisica che serve per formare una persona”. Una sorta di motto per concludere dopo che Alberto ha speso parole di elogio per il grande dei nostri tempi che risponde al nome di Usain Bolt.
Le altre cose che ci siamo detti restano nello scrigno dei ricordi e dei segreti.

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