fbpx

Radicali liberi: i pro e i contro per il runner

123rf
Di: a cura della redazione
Prodotti “di scarto” dell’attività fisica intensa, tra i maggiori “imputati” nel processo di invecchiamento e degenerazione cellulare, diventano però preziosi alleati della nostra salute quando occorra debellare parassiti intestinali, funghi e vermi. L’allenamento oculato per le lunghe distanze, però, è dimostrato che sviluppa le nostre capacità naturali antiossidanti

“Non è un problema solo dei runner – ha scritto più volte Luca Speciani su Correre, -: l’attività fisica intensa, in quanto tale, genera ossidazione, perché il mitocondrio (la centralina energetica della nostra cellula) produce naturalmente “scarti” durante il suo lavoro, scarti che assumono la forma di radicali liberi, che sono tra i maggiori “imputati” nel processo di invecchiamento e degenerazione cellulare e per questo devono essere contrastati da sostanze naturali presenti nel nostro organismo, che hanno una specifica funzione antiossidante.”

Scomodi alleati della nostra salute
“Dei radicali liberi, però, anche qui sottolineiamo come occorra non dimenticare un’importante funzione: sono proiettili in grado di colpire organismi invasori più grandi o resistenti di batteri e virus: parassiti intestinali, funghi e vermi, ad esempio, possono essere attaccati con successo solo con il contributo dei radicali liberi, che devono però essere tenuti a bada all’interno di appositi “contenitori” cellulari quando non utilizzati.”

Più allenati, più protetti
Il fatto che la produzione endogena di radicali liberi sia maggiore in chi fa maggior uso della massa muscolare non è un caso. Nel suo libro “Oltre, l’alimentazione dello sportivo”, Luca Speciani osserva: “Che si tratti di lotta, di fuga o semplicemente di caccia o di esplorazione di nuovi luoghi, la probabilità di incontrare nuovi parassiti, di ferirsi, è senza dubbio maggiore in chi si muove rispetto a chi si muove poco, almeno in una realtà primitiva” e ricorda uno studio svolto dal CNR sugli ultramaratoneti azzurri, uno studio che ha portato una nuova luce su questi fenomeni. In quello studio, infatti, vennero misurati alcuni parametri relativi al livello basale di ossidazione cellulare degli atleti, confrontandoli con altri valori che rispecchiavano, invece, la capacità di risposta all’ossidazione da parte degli atleti stessi. Il dato che saltò all’occhio fu che gli ultramaratoneti più “spinti” (quelli della squadra nazionale della 24 ore di corsa) presentassero un livello basale di ossidazione più elevato degli altri.

Più chilometri, migliore capacità antiossidante
Tra i componenti dello staff dedito allo studio, questo livello alto di ossidazione non fu una sorpresa. Quello che colpì tutti, invece, fu che questi atleti della nazionale di 24 ore di corsa avessero le maggiori capacità naturali antiossidanti, come se l’allenamento molto prolungato avesse in qualche modo “allenato” la capacità naturale di contrastare il danno ossidativo da sport.

“In parole semplici ̶ commentava Speciani in quel testo ̶ è come se il cacciatore primitivo si predisponesse ad armare le sue difese immunitarie in modo molto aggressivo nell’eventualità di spiacevoli incontri con parassiti vari, ma nello stesso tempo proteggendosi con forza sempre maggiore da eventuali effetti collaterali”.

I vantaggi degli ultrarunner
Da quanto emerse in quello studio del CNR con la nazionale di ultramaratona, i livelli di enzimi in grado di “spegnere” l’incendio dei radicali liberi erano molto più elevati in questi atleti della 24 ore di corsa che negli altri ultramaratoneti che invece correvano distanze “minori”, per quanto “minore” possa essere considerata una 100 km o una 6 ore di corsa! Un altro dato interessante, emerso a proposito delle capacità antiossidanti fu che, a parità di specialità, gli atleti più forti avevano anche maggiore capacità di risposta contro i radicali liberi.

L’interpretazione di questo dato non è priva di complessità, ma è possibile che una buona dotazione di antiossidanti, sia essa naturale, indotta dall’allenamento o anche da un’intelligente integrazione, possa influire positivamente sulla prestazione. Non è un dato da poco, se si considera che tale aspetto è stato raramente preso in considerazione dal punto di vista prestativo. Per integrare dall’esterno con sostanze antiossidanti, la classica integrazione vitaminica può senza dubbio aiutare. Le vitamine C (agrumi, kiwi, peperoni), A (carote, meloni, mirtilli) ed E (verdure a foglia verde, olio d’oliva extravergine) hanno notevoli proprietà antiossidanti. Tra i minerali troviamo il selenio, prezioso cofattore di alcuni enzimi antiossidanti, mentre zinco, rame e manganese sono dei potenzianti generici del sistema immunitario.