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Quanto durano le scarpe da running?

Quanto durano le scarpe da running?

17 Febbraio, 2022

Una delle domande più frequenti fra chi corre o ha iniziato a correre da poco è: quanto durano le scarpe da running? La vita delle scarpe da correre, anche le più blasonate è ben lungi dall’essere eterna. La durata delle scarpe da running è un elemento alquanto variabile. Dipende infatti dalle caratteristiche individuali, dal tipo di impatto, dalla distribuzione del carico, dall’usura, eccetera.
Ritengo quindi di poco significato la nozione che le calzature siano sempre da cambiare una volta percorsi 400 km.

Evitare infortuni da stress

Se volete sapere quanto durano le scarpe da running dovete innanzitutto verificare che non risultino storte. Per farlo, mettetele entrambe affiancate su un tavolo e osservatele da dietro. Se si nota una deformazione e l’intersuola è schiacciata (in particolare nella zona mediale) anche di pochi millimetri quelle scarpe vanno rottamate.
Se infatti il tendine d’Achille si trova a lavorare fuori asse subisce sollecitazioni innaturali, con possibili pericolose ripercussioni.
Importante: una compressione limitata al solo bordo laterale posteriore (all’esterno) dell’intersuola rientra invece nella norma e non deve preoccupare.
Capita purtroppo di vedere runner incauti che procedono impattando su calzature ormai spiattellate. O ancora noto autentici iperpronatori correre con modelli del tutto inadatti a fornire loro il sostegno di cui avrebbero bisogno.

Non credo sia azzardato ipotizzare una correlazione con l’uso di scarpe inadeguate fra le diverse cause degli infortuni frequenti fra i podisti.

D’altro canto credo che i corridori di ogni tipo, dai principianti, ai tapascioni più esperti, agli atleti di buon livello, abbiano la possibilità di imparare a scegliere accuratamente le proprie calzature. L’obiettivo è aumentare il loro margine di sicurezza. Nella corsa l’estrema ripetitività dei movimenti si traduce inevitabilmente in un’estrema ripetitività anche delle sollecitazioni meccaniche che agiscono sul fisico a ogni impatto sul terreno. Proprio questo martellamento prolungato e costante, spesso senza varianti, può portare al verificarsi di fenomeni di usura classificabili come infortuni da stress.

Scarpe da running: resistenza e durata

Per capire quanto durano le scarpe da running dobbiamo tenere presente che le scarpe tecniche possono avere resistenza e durata diverse. Di solito quelle da trail, le stabili e spesso anche quelle a massima ammortizzazione posseggono una buona resistenza che, invece, non si può pretendere dalle leggerissime scarpe da gara.

Come per altri prodotti industriali, la durata di ogni calzatura è data dalla sommatoria della resistenza dei suoi diversi componenti (quali la suola o l’intersuola), che quindi dovrebbero sempre essere progettati per una durevolezza omogenea. In particolare il fattore di gran lunga più importante è la durata dell’ammortizzazione, sempre fondamentale per la sicurezza. Per questo motivo le migliori aziende del settore, oltre a sfidarsi costantemente nella ricerca dei compound più avanzati, inseriscono nelle aree più critiche dei modelli anche specifici componenti particolarmente durevoli.

Non è purtroppo possibile determinare con certezza la durata utile di un’intersuola. Interagiscono tra loro molte varianti sia soggettive (la massa del runner, le sue caratteristiche biomeccaniche, la congruità delle scarpe usate, le superfici su cui corre, la possibilità che si verifichino o meno variazioni eccetera) che oggettive (gli ingredienti e le specifiche di produzione del materiale, la combinazione con diverse suole o con eventuali inserti o supporti integrati, la frequenza, la temperatura di esercizio eccetera).

Alla luce di ciò, quanto durano le scarpe da running in relazione alle diverse possibili combinazioni delle tante variabili? Le modifiche nella durata delle scarpe da running possono essere sorprendenti sia in positivo (consentendone quindi un utilizzo più prolungato) sia in negativo. Può capitare che anche un modello costoso possa cedere dopo pochi chilometri, soprattutto se non è adatto a un certo podista o se viene impiegato in modo improprio.

Ammortizzazione e risposta dell’intersuola

L’ammortizzazione è la caratteristica più importante delle scarpe da running. È quella che, oltre a determinare il comfort, riduce il rischio di traumi potenzialmente insito nel gesto motorio ripetuto. Durante la corsa è infatti fondamentale decelerare l’impatto smorzando i picchi di carico, ovvero forze elevate applicate in un tempo molto breve (millisecondi). In pratica si è capito che è utile modificare l’energia d’urto, spalmandola in forma di forze inferiori applicate per un tempo più lungo.

A ogni impatto la pressione del piede (cui si sommano anche le risultanti della reazione al terreno) comprime direttamente l’intersuola. Quando tale pressione cessa l’energia elastica accumulata durante la compressione viene restituita, riportando il materiale alla dimensione originale. Una sua buona percentuale è invece dissipata sotto forma di calore (ad esempio un 25- 30%). Questo ha una grande importanza, poiché il calore che si accumula all’interno dell’intersuola durante l’attività determina una progressiva riduzione sia della sua efficienza sia della sua capacità di ammortizzazione.

Purtroppo, per le tante variabili in gioco, non è possibile stabilire in modo univoco la durata utile effettiva di un’intersuola. Tuttavia svariati test hanno dimostrato che nell’arco dei primi 200 km può avvenire un degrado abbastanza significativo. Anzi, anche di recente ho verificato che può essere percepita una certa perdita di elasticità addirittura entro i primi 100 km di uso.

In realtà per me questa non è una sorpresa, sapendo che nell’industria del settore già da decenni sono diffusi test di fatica sulle intersuole con sistemi che simulano 100.000 cicli di compressione. Attenzione, però: se questa informazione può tornare utile a un atleta di vertice che corre alla ricerca del suo record, essa non deve tradursi in un allarme eccessivo. Si tratta infatti sempre di modifiche di entità modesta e molto progressive, tanto che spesso non vengono neanche percepite da molti runner. Inoltre, ben prima che l’ammortizzazione si riduca in modo significativo, l’intersuola inizia a manifestare una riduzione di elasticità, cui poi si accompagna più lentamente anche un’ammortizzazione inferiore.

Quanto durano le scarpe da running? Le sollecitazioni

Dalla scienza dei materiali sappiamo che, per prevenire rotture e perché possa raggiungere senza danni la durata prevista, qualsiasi oggetto non dovrebbe mai essere sottoposto a sollecitazioni eccessive.

I componenti stampati con un materiale elastomerico espanso – come appunto le intersuole – non dovrebbero mai essere compressi oltre il 25% del loro spessore originale. Inoltre, se un dato componente subisce un’elevata frequenza di stimoli, al fine di massimizzarne la durata la compressione ammessa dovrebbe essere ulteriormente ridotta. Non a caso la scarsa considerazione di queste nozioni basilari può portare a una considerevole riduzione dell’ammortizzazione dell’intersuola, che può avvenire piuttosto in fretta.

Scarpe da corsa: alcuni consigli sull’utilizzo

A chi si allena quotidianamente e soprattutto a chi effettua più sessioni nello stesso giorno è decisamente consigliabile l’utilizzo di due paia di scarpe: uno per l’allenamento mattutino e un altro per quello pomeridiano.

Come ogni materiale e manufatto, anche le scarpe da running quando rimangono nella scatola per un certo tempo sono soggette a invecchiamento. Avviene un certo degrado dell’intersuola dovuto a vari fattori ambientali (caldo, freddo e umidità), nonché alla possibile interazione con eventuali prodotti chimici.

Ogni intersuola può avere un decadimento diverso in relazione al tipo di impatto e alla conseguente diversa distribuzione dei carichi, oltre che alla loro entità. Indicativamente pressioni più omogenee, sollecitando meno il materiale, lo logorano meno di quanto possano fare pressioni più concentrate. Per questa stessa ragione le scarpe con suole a tacchetti si scaricano prima. Quelle con una suola con un’ampia superficie di contatto, specie se in materiale espanso, tendono a preservare più a lungo le caratteristiche utili dell’intersuola.

Uno specifico studio ha verificato che, dopo 500 km di uso, due paia delle stesse calzature usate in alternanza avevano mantenuto una capacità di ammortizzazione migliore del 20% rispetto a due paia identiche usate in sequenza, una dopo l’altra.

Un altro suggerimento

In conclusione a chi voglia correre con buona sicurezza suggerisco di ruotare almeno due paia di scarpe (uguali o con caratteristiche diverse) durante lo stesso periodo. Così facendo, infatti, non solo ciascun paio prolunga la propria durata (per il minor tempo di uso nel medesimo periodo), ma entrambe hanno la possibilità di “recuperare” fra un’uscita e l’altra.

Risulta utile tenere conto dei chilometri percorsi con ciascun paio, oltre a ispezionarlo di tanto in tanto e ad allenarsi a percepire eventuali variazioni. Bisogna prendere atto che la reattività delle scarpe può incominciare a ridursi già prima di 100 km. A seconda del tipo di calzatura e di altre variabili, la durata utile dell’intersuola può mutare in un ambito parecchio ampio. Il range è probabilmente compreso fra i 200-300 km, per arrivare a tendere, nei casi migliori, verso i 1.000 km. 

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