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Pietri

Miti della corsa – 24 luglio 1908: ecco come andò la maratona di Dorando Pietri

Foto: Arch. Correre
Di: Danilo Mazzone
La vicenda di Dorando Pietri è nota a molti appassionati. Ma come andò quella gara il cui arrivo è famoso in tutto il mondo? In occasione della ricorrenza della maratona dei Giochi di Londra (24 luglio 1908) abbiamo ricostruito la cronaca della prova drammatica e gloriosa di Dorando Pietri.

24 luglio 1908. L’Italia ancora contadina, l’Italia monarchica a pochi anni di distanza dal primo conflitto mondiale, l’Italia che inizia a conoscere i rumori e i ritmi della rivoluzione industriale, scopre la Maratona. È un piccolo, temerario maratoneta emiliano, che vive a Carpi ed è originario di Mandrio di Correggio (RE), Dorando Pietri, a riempire le pagine dei giornali con una vicenda che, ancora adesso, commuove e impressiona. Però noi vogliamo soffermarci sulla gara in sé, su un andamento tattico imprevedibile, imprevisto, sui protagonisti del caldo pomeriggio londinese. 

In 56 al via

A Londra si disputa la Maratona dell’Olimpiade. In cinquantasei partono dal Castello di Windsor. Fra di loro l’ex garzone di pasticceria Dorando Pietri e il romano Umberto Blasi. 

E la partenza vede subito prendere la testa l’inglese Thomas Jack, con un avvio fortissimo: 5’01” al primo miglio, con una proiezione avveniristica di 2:11’ al traguardo! I favoriti, fra i quali il formidabile canadese Tom Longboat (pellerossa dell’etnia Onondaga) e l’americano Johnny Hayes, non lo seguirono. Al quinto miglio (cioè 8 km in 27’01”) la spinta di Jack, complice l’insolito caldo, iniziò a esaurirsi. Altri due inglesi, Lord e Price, lo superarono. Pietri seguiva da dietro insieme con Longboat, e c’era un grande del mezzofondo come il ligure Emilio Lunghi (nella foto con Dorando) ad accompagnarlo in bici. Ogni concorrente aveva diritto a utilizzare fino a due assistenti in bici. L’altro di Dorando Pietri era il fratello Ulpiano. 

Colpi di scena a ripetizione

L’andatura era sostenuta ancora a metà gara, sul piede di 3’35” al chilometro (leader l’inglese Jack  Price, che transitò a metà gara in 1:15’13”). Poco dopo, il primo colpo di scena: il sudafricano (di origini inglese) Charles Hefferon raggiunge Price, lo supera e continua sullo slancio sino ad accumulare due minuti di vantaggio su Pietri e Longboat attorno al 24° chilometro (1:28’22”). Forse perché “miler” di origine, Hefferon pigia sull’acceleratore vantando circa due minuti sui più diretti inseguitori e passa con tre minuti e mezzo di vantaggio al 32° chilometro. 

Longboat, a un certo punto, beve champagne offertogli dai suoi adepti… gli sarà fatale! Si sdraia su una salita dando via libera a Dorando che, incitato da un muro di folla, intuisce l’altro colpo di scena della giornata: Hefferon è in crisi! E Pietri vola, aiutato anche da Lunghi, che gli riferisce della scomparsa di antagonisti nelle vicinanze, perché il più vicino, l’americano Johhny Hayes, è a cinque minuti. Al chilometro numero 38, a Wormwood, Dorando inizia a vedere a 200 m Hefferon. Sul cavalcavia di Wimbledon l’omino di Carpi diventa un gigante che raggiunge Hefferon. Ormai è a meno di due chilometri dal sogno olimpionico. 

Lo stadio e poi il nulla

“Mi sono dominato sinchè avevo dinanzi a me qualcun altro; ora che la via è libera- racconterà al Corriere della Sera- non so più frenarmi. Passiamo fra due ali di pubblico che vedo ma non odo. Vedo là in fondo una massa grigia, che pare un bastimento col ponte imbandierato. È lo stadio. E poi non ricordo più”. Pietri barcolla all’entrata dello stadio, cade più volte. Entra sulla pista in 2:45’00”, ma gli ci vorranno 9 minuti e 46 secondi per percorrere, aiutato dai giudici, 325 metri e tagliare il traguardo. Il seguito è noto: il reclamo del secondo, lo statunitense Johnny Hayes, la squalifica di Pietri, che diventa il perdente più famoso di tutti i tempi, la commozione del giallista Arthur Conan Doyle (creatore di Sherlock Holmes), presente in qualità di giudice, la premiazione organizzata dalla regina Alessandra in suo onore….

La storia e il mito

C’è tanto di quella Maratona in ogni runner, di ogni nazione, di ogni ambizione. Dorando entrerà nell’immaginario collettivo. Ecco l’ordine d’arrivo: 1°Johnny Hayes (Usa) 2:55’18”; 2° Charles Hefferon (Sudafrica) 2:56’06”; 3° John Forshaw (Usa) 2:57’10”; 4° Allon Welton (Usa) 2:59’44”; 5° William Wood (Canada) 3:01’44”. Dorando Pietri (squalificato): 2:54’46”. 

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