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Elena Romagnolo 3.0

25 Giugno, 2021
Foto Giancarlo Colombo
A 39 anni e mamma di due bimbe, l’ex azzurra Elena Romagnolo non ha perso il feeling con la corsa

Una donna tenace e volitiva, è il suo modo di essere: una specie di wonderwoman formato mignon. Un’ancora giovane rappresentante del gentil sesso che ha la corsa nel sangue. Lei è Elena Romagnolo, biellese, 39 anni, con un palmares di quelli importanti per l’atletica italiana, dove spicca ancora oggi il primato italiano assoluto nei 3000 siepi con 9’27”48, stabilito a Pechino il 15 agosto del 2008 in occasione dei Giochi Olimpici.

Elena Romagnolo ha corso una vita sotto le insegne dell’Esercito, poi dal 2017 ha detto basta, l’atletica a tempo pieno non era più possibile, la famiglia e Carlotta, la bimba piccola non le permettevano di proseguire ad alto livello. Congedatasi dall’Esercito ha iniziato ad insegnare, ma la corsa non l’ha affatto scordata. Si è fatta subito viva la Pro Patria di Milano, sodalizio centenario di grandi tradizioni, Elena non ce l’ha fatta a dire no. Così è iniziata, nel 2018 una seconda vita atletica, fatta di pochissime uscite in pista, senza l’obbligo di saltare le siepi, qualche campestre e la strada. Di distanze lunghe, leggi maratona, non si è mai parlato seriamente, forse l’argomento è stato sfiorato, mai approfondito.

Nel 2020 Elena Romagnolo dà alla luce un’altra bimba: Margherita. Tutto finito? Neppure per idea. Sentite cosa dice: “Sono stata ben 17 mesi senza poter correre, i 9 mesi della gravidanza e altri 8 successivi. Dopo questo periodo, non potevo non riprovare a muovere le gambe. L’impatto non è stato dei più semplici, la gravidanza aveva lasciato i suoi segni, ci ha pensato il mio amico dottor Sergio Migliorini (noto nell’ambiente anche nel triathlon N.d.R) a rimettermi in carreggiata, i dolori lentamente sono scomparsi ed è tornata la voglia di rimettermi in gioco, sempre con obiettivi facili da raggiungere”.

(Foto archivio Elena Romagnolo)
Lo zampino di Giorgio Rondelli

Un lavoro ai fianchi, da quel grande appassionato che è dell’atletica, l’ha fatto pure Giorgio Rondelli, vice presidente della Pro Patria, tecnico sempre in auge nel mezzofondo e fondo italiano e internazionale che al telefono ha convinto Elena Romagnolo a tesserarsi nuovamente con la Pro Patria di Milano. Al lavoro di Giorgio nel convincere Elena a indossare di nuovo le scarpe, si è aggiunto anche quello del marito, titolare di un’azienda edile, oltre a Tiziano Bozzo, tecnico che non la perde di vista. Detto e fatto. L’ex azzurra, finalista ai Giochi di Londra nei 5000, senza assilli di sorta ha ripreso i suoi allenamenti . “Mi sciroppo 100 km la settimana e non sono pochi” ci ricorda la piemontese di Trivero. In questi 100 chilometri, trovano spazio un “lungo” vicino a casa in compagnia di Valentina Costanza, rosso crinita ex azzurra delle siepi, pure lei ora si dedica alla corsa con altri stimoli, e due “lavori” di qualità”. Come si può arguire un allenamento abbastanza qualitativo.

La Biella Piedicavallo e poi la Scarpa d’Oro

Elena Romagnolo lavora part time al 50% come insegnante di scuola elementare, una quindicina di ore la settimana, oltre ad accudire le due bimbe. Carlotta ha ora 5 anni e Margherita uno. Alla fine della primavera non appena la pandemia ha allentato la presa, da più parti c’è stato un bel risveglio nelle corse su strada, con le dovute precauzioni, ma sono ripartite. Tra queste, la mitica Biella–Piedicavallo, 18 km tutta in salita. Elena che vive da quelle parti non poteva farsela sfuggire in un nuovo esordio come Elena Romagnolo 3.0.  Vince Clementine Mukandanga, burundiana, in 1h14’19” travolgendo tutte le avversarie, Elena si concede un bel secondo posto, a debita distanza, in 1h18’28”. “Gli ultimi due chilometri li ho percorsi strisciando” ci dice sorridendo la mezzofondista. Altra uscita per la signora piemontese il 2 maggio nella “Scarpa d’Oro” di Vigevano, manifestazione che nel corso degli anni è divenuta una classica per gli amatori, mentre prima era terreno di conquista di grandi protagonisti del mezzofondo mondiale, tanto per fare un esempio il primo vincitore nel 1980 fu l’attuale presidente della World Athletic Sebastian Coe. Insomma, per la mammina piemontese l’idea di appendere le scarpe al chiodo non passa neppure lontanamente nella sua mente. A Vigevano si è imposta (km 10) in 37’22, a lei va bene così, anche se durante la fatica di certo ha guardato il cronometro per sapere se viaggiava a 3’20” o a 3’22” al km.

Elena Romagnolo ha sintetizzato il suo modo di intendere la corsa: “Sto vivendo alla giornata, il mattino quando mi sveglio non so se riuscirò ad allenarmi: la famiglia, il lavoro durante l’inverno, le due bimbe. La mia è una passione che voglio continuare a coltivare. Quando corro, da sola, riesco a dare una priorità alle cose che devo fare, poi ci sono le gare che ancora riescono ad emozionarmi, se poi entro in forma, meglio, qualora non ci riuscissi, non fa nulla. Da qualche parte è uscita la parola magica: “maratona”, per ora non è nelle mie corde”.

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