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Tornare a correre dopo una distorsione alla caviglia

Come tornare a correre dopo una distorsione alla caviglia? La ripresa dipende dalla tipologia e quindi dalla gravità della distorsione. Ecco un criterio guida su come restituire alla caviglia la stabilità e la funzionalità necessarie a correre bene senza più rischi.

La corsa prevede un impegno notevole dell’articolazione tibio-tarsica (caviglia) e i terreni sconnessi o irregolari possono mettere a dura prova la sua efficienza. Luca De Ponti (chirurgo ortopedico, collaboratore di Correre) spiega che la distorsione classica avviene “in varo”, cioè con il piede che ruota all’indentro stressando il compartimento capsulare della caviglia. In situazioni più gravi sono anche i malleoli a venire sollecitati con forze che possono provocarne anche la rottura.

infortunio caviglia
Tornare a correre dopo una distorsione alla caviglia: gli esami

Gli esami che ci aiutano a inquadrare tipo e gravità della distorsione sono:

  • le radiografie classiche, per valutare l’integrità ossea e anatomica,
  • la ecotomografia, per valutare l’integrità anatomica della capsula articolare,
  • la risonanza magnetica (RM) per visualizzare eventuali sofferenze cartilaginee e lesioni legamentose,
  • la TAC per avere una corretta visione anatomica di eventuali fratture di piccola entità o comunque mal apprezzabili con le classiche radiografie.
Tipologie di distorsione alla caviglia

1. Le distorsioni con fratture malleolari, del quinto metatarso, con danni cartilaginei o apertura della pinza malleolare, sono le più gravi e possono richiedere trattamenti chirurgici di sintesi o immobilizzazioni prolungate. I tempi di ripresa sono allora più lunghi e la rieducazione può richiedere più stadi intermedi perché il riadattamento funzionale deve essere lento e progressivo.

2. Le distorsioni con lesioni legamentose della capsula sono le più frequenti. È possibile che dopo il recupero rimanga un deficit residuo che deve essere compensato da un’efficienza muscolare consolidata e da esercitare sistematicamente. Importante è lavorare sempre anche sulla propriocettività per ridurre la possibilità di recidive, frequenti in chi pratica una attività sportiva intensa.

3. Instabilità cronica, quando, a seguito di ripetuti episodi distorsivi, la caviglia non garantisce più una soddisfacente tenuta: in questo caso è necessario un intervento per ricreare un’adeguata stabilità. Poiché nella corsa è richiesta  una buona stabilità articolare, i tempi di recupero sono più lunghi e l’immobilizzazione dell’articolazione è di circa un mese, di cui i primi quindici giorni sono di scarico.

4. Distorsioni senza lesioni legamentose: sono le lesioni meno gravi, caratterizzate solo da un generico trauma capsulare senza una specifica compromissione legamentosa. Il circuito propriocettivo può comunque essere alterato anche da queste  distorsioni di minore entità.

piede
Come riattivare i circuiti propriocettivi

La riattivazione dei circuiti propriocettivi si attua attraverso la risensibilizzazione dei recettori di stiramento presenti nella capsula articolare e nelle strutture legamentose. Gli esercizi propriocettivi sono indispensabili anche per accorciare i tempi di recupero funzionale e possono essere così riassunti con un ordine crescente di impegno:

  • bipede stazione a ginocchia leggermente flesse con spostamenti laterali del baricentro del corpo a carico prevalente sui due piedi in modo alternato;
  • monopede stazione con ricerca dell’equilibrio: eventuale aiuto con sostegno per gli arti superiori
  • monopede stazione a occhi chiusi con ricerca dell’equilibrio;
  • impiego di tavolette basculanti a favorire l’instabilità del piano di appoggio di tipo mono e bi-podalico con esercizi in carico parziale prima (da seduti) e carico completo poi;
  • esercitazioni con la corda e impegno della caviglia, prima sul piano sagittale e poi, progressivamente, anche in proiezione laterale;
  • esercizi di corsa controllata con cambi di direzione.
Più tono ai muscoli tibiali e peronei

Una volta ritrovata la sensibilità propriocettiva, è importante ridare tono alla muscolatura “estrinseca” del piede, in particolare ai muscoli tibiali e peronei:

  • esercizi selettivi con resistenze elastiche, sia a catena aperta (con il piede non appoggiato), sia (meglio) a catena chiusa (su un piano di appoggio in movimento come, per esempio, uno skate);
  • corsa con spostamenti laterali o seguendo raggi di curva, dosando l’impegno e con intensità graduale. Esempio: un espediente intorno a paletti posizionati a distanze sempre più ravvicinate.

Dobbiamo ricordare che, nei casi di residua insufficienza legamentosa, sono i muscoli estrinseci del piede che possono sopperire all’instabilità e la loro efficienza risulta determinante ai fini della sopportazione del carico.

Vocabolario

Bipede e monopede stazione = postura su due piedi e su uno solo;

Catena cinetica dell’arto inferiore = insieme di strutture anatomiche deputate al movimento dell’arto inferiore;

Recettori di stiramento = recettori degli stimoli esterni contenuti nella capsula articolare

Sensibilità propriocettiva = sensibilità riflessa

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