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Speciani: «Running e ipertensione» 

27 Dicembre, 2017
Foto: 123rf

L’ipertensione arteriosa viene considerata uno dei maggiori fattori di rischio cardiovascolare insieme agli altri due “killer” riconosciuti: fumo e diabete, aggravati da sovrappeso e sedentarietà.

Benché l’attività fisica sia documentatamente in grado di prevenire e curare la pressione alta, sono sempre più numerosi gli sportivi di una certa età che assumono farmaci per questa patologia. Ma sono davvero farmaci indispensabili? Possono provocare effetti collaterali?

Un paradigma diverso

Prima di addentrarci nelle singole cause di ipertensione, è opportuna una considerazione generale cara al paradigma operativo della “Medicina di segnale”: un corpo che innalza la propria pressione in modo naturale lo fa perché ne ha bisogno per portare sangue in quantità sufficiente al cervello e agli altri distretti. Forzare con un farmaco l’organismo a tenerla bassa in dispregio alle proprie esigenze, significa rischiare situazioni ipotensive che possono procurare cadute, fratture e anche morti accidentali. Andrebbe forse raccomandata più prudenza nelle prescrizioni a quei medici che hanno il farmaco sempre pronto in tasca da prescrivere.

Sale, infiammazione, ritenzione

L’infiammazione da cibo è una causa reale e biologica di molte patologie, tra cui anche l’ipertensione, a causa della forte ritenzione idrica che è in grado di indurre. Il corpo, di fronte a un forte stimolo esterno, cerca di difendersi accumulando acqua e questo accumulo aumenta la pressione. L’organismo infiammato fa un po’ come faremmo noi se il nostro vestito prendesse fuoco: ci butteremmo secchi d’acqua addosso nella speranza di spegnerlo.

Muoversi guarisce

Anche il grasso contribuisce, generando talvolta circoli viziosi da cui è difficilissimo svincolarsi. Basti pensare che un solo chilogrammo di grasso corporeo richiede la costruzione di circa 3 km di vasi capillari per apportare sangue a quell’attivissimo tessuto endocrino.

È scientificamente ben documentato che una regolare attività fisica, agendo sull’elasticità della parete arteriosa e inducendo una sana capillarizzazione dei tessuti muscolari, sia un potente regolatore della pressione.

Rimuovere le cause

La differenza tra ciò che fa un medico “ordinario” (sopprimere il sintomo) e ciò che cerca di fare il medico di segnale (guarire il problema rimuovendone le cause) sta proprio nella conoscenza delle cause reali del problema. La risposta ipertensiva è quasi sempre un tentativo di correzione di una situazione in via di degenerazione.

Se impediamo al corpo (per esempio con un farmaco) di correggere l’anomalia, non possiamo illuderci che la forzatura venga serenamente accettata. L’organismo tenterà in tutti i modi di ripristinare i livelli pressori che gli consentano tale correzione e non si fermerà fino a che non li avrà nuovamente raggiunti. È qui che deve concentrarsi il medico di segnale: ripristinare le condizioni originarie di salute che consentivano all’organismo il mantenimento dei valori pressori più corretti e grazie a queste nel ridurre gradualmente la forzatura farmacologica esterna in essere.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Running e ipertensione”, di Luca Speciani, pubblicato su Correre n. 399, gennaio 2017 (in edicola da sabato 30 dicembre), alle pagine 58-61.

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