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L’anno della donna che corre

Foto: La Presse
Di: Daniele Menarini

Il tempo di un brindisi ed è già l’ora di ripartire. Correre di gennaio si affaccia dalle edicole e dagli schermi della versione digitale fin dalla mattina di sabato 30 dicembre (in allegato Scarpe&Sport) per agguantare al volo il treno dei vostri buoni propositi per l’anno nuovo.

Il tempo di un brindisi e anche il 2018 comincerà a correre via, come corre Julia Jones sulla copertina di questo nuovo numero.

Il settimanale statunitense Time è noto anche per assegnare il premio di “Persona dell’anno”, di solito una donna o un uomo capaci di riassumere ed ergersi a simbolo dell’anno che va a finire. Per il 2017 è stato scelto Vladimir Putin, ma a volte è capitato che sia stato eletto un collettivo di persone, oppure un’idea, un luogo, perfino un oggetto: memorabile per lungimiranza il premio del 1984, quando sulla copertina dedicata al personaggio dell’anno comparve un computer.

Se anche noi avessimo un premio per il personaggio dell’anno nel mondo della corsa, per il 2017 lo avremmo assegnato a un’entità collettiva, ma decisamente reale: le podiste, le runner, chiamatele come preferite. Le donne che corrono. Negli Stati Uniti non fa più notizia il fatto che in una maratona il numero delle partecipanti superi quello dei maschi: capitò una prima volta a San Diego, in California, nel 1999, anche grazie all’allora nuova filosofia di partecipazione “funny” che caratterizzava il circuito delle Rock ‘n’ Roll marathon. In Italia non siamo ancora a questo livello, ma i segnali dello sviluppo della corsa al femminile nel 2017 sono stati evidenti e mi sento di affermare che lo saranno ancora di più nel 2018.

E Julia è corresponsabile di questa crescita: da tanti anni si occupa su Correre di corsa al femminile con risultati tangibili in forma di sedentarie strappate alla noia, alla cellulite, ma anche alla depressione. Il segreto dell’efficacia dei contenuti di Julia Jones è in un termine rubato alla politica statunitense: “be different”. Il suo modo di spiegare la corsa, così come il suo metodo di allenamento, sono fondati sulla diversità della donna rispetto all’uomo. Diversità di anatomia, di fisiologia, di sensibilità, di dinamiche sociali.

Il “be different”, però, ispira tutta la produzione di Correre, anche in questo primo numero dell’anno: una batteria di contenuti organizzati per intercettare il maggior numero possibile di punti di vista di chi corre, perché da quelli tutto dipende, come si cantava in una vecchia canzone.

 

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