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Sfide trail running: grandi cime a tempo di record

Maurizio Torri-Sportdimontagna.com
Di: A cura della redazione 
Dal numero di settembre Correre propone una serie di approfondimenti sui record di salita/discesa alle cime più famose, in molti casi stabiliti nell’estate 2020. Analisi tecnica della performance (Fulvio Massa) e consigli agli appassionati su come prepararsi per affrontare parte dello stesso percorso in modalità trekking (Giorgio Garello). Prima puntata: il Monte Rosa di Franco Collet.

Quando la lotta al Covid-19 ha bloccato anche il calendario agonistico del trail running, alcuni dei più forti interpreti hanno trovato motivazione nella sfida contro il tempo e si sono misurati con la storia, cioè con i record di ascensione e percorso totale (base-cima-base) stabiliti nel corso degli anni dai precedenti grandi atleti del running off-road. Dal numero di settembre Correre dedica un approfondimento a queste imprese, una per ogni numero. Fulvio Massa analizza gli aspetti tecnici di queste performance e Giorgio Garello indica una versione “dal volto umano” dello stesso tracciato, cioè quali tratti del percorso del record possono essere affrontati dai runner (ben allenati e in buone condizioni fisiche) in modalità trekking, con quale equipaggiamento e dopo quale preparazione.

Il record di Collé: Monte Rosa andata e ritorno 

Due volte vincitore del Tor des Géants, Franco Collé a giugno ha stabilito il record di salita e discesa dal massiccio valdostano partendo da Gressoney La Trinité: 4:30’45”, un tempo che abbassa di 14’15” il limite precedente ottenuto da Bruno Brunod nel 1997.

Il servizio è corredato dalle interviste ai due campioni.  

“Non si sta parlando solo di un gesto atletico, ma di una prova di altissimo valore tecnico, fisico ed esperienziale che all’atleta richiede, oltre alle doti fisiche, una grande conoscenza dell’ambiente di alta montagna e una comprovata abilità nella gestione degli imprevisti”, scrive Fulvio Massa, che nell’analisi tecnica si concentra sui due elementi che più di ogni altro hanno generano difficoltà: il freddo e l’altitudine.

Dentro la prestazione

“Durante la sfida – scrive ad esempio Massa a proposito del freddo – in quota la temperatura era a 12 gradi sotto zero, ma questo non ha turbato per nulla la performance di Franco: questo è possibile solo quando si conosce il freddo in modo profondo per averlo sentito pizzicare sulla pelle centinaia di volte, durante continue scorribande in alta quota”.

Sulle tracce dei campioni: il Monte Rosa per i “non top runner”

“È necessaria una preparazione fisica che un runner esperto di distanze superiori ai 20 km dovrebbe avere di base. Per chi non frequenta d’abitudine l’alta quota è assolutamente consigliabile avvicinarsi a queste esperienze attraverso un percorso che porta a salire gradualmente, per avere dei parametri sulle proprie risposte fisiche in merito all’acclimatamento che, se poco influenti fino ai 2.000 m, diventano più importanti dai 2.500 m in su.” Con queste parole, Giorgio Garello comincia a indicare la versione “dal volto umano” dell’impresa di Collé analizzando su quali obiettivi fisici e psicologici deve puntare la preparazione, e spiegando poi in dettaglio caratteristiche e difficoltà della più famosa delle “vie normali” al Monte Rosa: “La salita alla Capanna Margherita viene normalmente affrontata in 2 giorni, il primo per raggiungere il rifugio di riferimento in cui si pernotta, il secondo per la salita alla Capanna e la relativa discesa al medesimo rifugio prima e alle cabinovie per la discesa a valle poi”.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi della prima puntata della serie “Sfida alle vette”, di Fulvio Massa e Giorgio Garello, pubblicato su Correre n. 431, settembre 2020 (in edicola da inizio mese), alle pagine 58-65.

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