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Zona mista – la prima di Federica Dal Ri

A scanso equivoci Federica Dal Ri (senza accento sulla i) non ha alcuna intenzione di mettere in difficoltà il DTO Massimo Magnani, già alle prese con lo spinoso caso (si fa per dire) di Catherine Bertone. Federica, infatti, alla sua prima apparizione sulla fatidica distanza dei km 42,195 (sarà bene scriverlo per esteso, se no, sai gli strali che arrivano dalle migliaia di maratoneti in circolazione…), ha fatto centro. E’ andata a vincere nella Maratona del Santo, in Prato della Valle davanti a un grande pubblico che già si era estasiato per il successo del figliol prodigo Ruggero “Rero” Pertile.

Federica ha vinto fermando i cronometri dopo 2:37’05” pertanto non un“crono” da maglia azzurra per le Olimpiadi di Rio. Così, mettiamo subito le cose a posto. E questo l’ha ammesso pure la mamma di Chiara, che già nella mattina di lunedì, come tutte le mamme, stava accompagnandola all’asilo. La decisione per la moglie di Gabriele De Nard, l’ultimo dei mohicani della corsa campestre, è maturata dopo la delusione patita negli ultimi Europei di Hyères in Francia alla fine del 2015. “Forse avrò sbagliato qualcosa – dice Federica -, così ho cercato di dare una sorta di sferzata alla mia vita agonistica, alla soglia dei trentacinque anni si deve pur trovare qualche cosa per rivitalizzarsi. Dopo qualche mezza maratona, ho deciso il gran salto”. Lo dice al telefono con una voce squillante, sicura, come lo è sempre stata.

La trentina che ora vive a Sedico (BL) ha vestito più volte la maglia azzurra spaziando dai 1500 ai 10.000 fino ai cross, la maratona era l’approdo naturale per un’atleta che ama correre a lungo. Tutto qui. Niente di segreto, solo cercare nuove motivazioni. La Maratona di Padova, potrebbe essere per Federica l’inizio di qualcosa d’interessante. Lei di certo è ben consapevole di non poter valere tempi di 2:25, intanto come si suol dire, fatta la prima, non è detto che in autunno non si provi un’altra volta.

La maratona non è stata preparata alla perfezione, sino a metà febbraio ha dovuto rispondere presente al suo sodalizio (Esercito) per i societari di cross a Gubbio. L’impegno da digerire non è stato facile. Specie dal 31ª al 36ª chilometro, dove non c’era molta gente sul tracciato per incitarla, per lunghissimi tratti nel finale ha corso in perfetta solitudine: nessuno davanti da raggiungere, nessuno dietro dal quale guardarsi. Solo “Gabri” in bicicletta a darle qualche consiglio.

Lunedì soffriva di male alle gambe? No, solo qualche fastidio ai polpacci. Niente di più. Aveva da accudire quel diavoletto di Chiara. A Padova nel 2007 aveva corso per la prima volta i 1500, a Padova per la prima volta ha corso una maratona.

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