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Proprio adesso?

Quante gare vengono rovinate da problemi intestinali impellenti? Molte di più di quanto si senta raccontare, vista l’antipatia che circonda l’argomento.

Una corsa preparata per mesi, rovinata nel giro di pochi chilometri dalla necessità di fermarsi a defecare più volte. Anche resistendo stoicamente allo stimolo (che alla fine ha sempre la meglio), le prestazioni scadono comunque, sia per il dolore sia per la possibile disidratazione. Il problema non ha facili soluzioni. Occorre prima di tutto capire di che cosa stiamo parlando.

Un tentativo di difesa
La diarrea rappresenta un tentativo da parte dell’organismo di liberarsi di tossine o metaboliti accumulati in eccesso nel tubo digerente. Ad esempio, nelle infezioni gastrointestinali (colera, salmonellosi, virus) il corpo cerca il modo più semplice per liberarsi dai germi patogeni o dai loro metaboliti tossici. Altre volte può esservi una risposta ad alimenti avariati o verso i quali si sia intolleranti (lattosio, nichel) o a un improvviso colpo di freddo.
La medicina “di segnale” ci insegna a guarire le patologie diagnosticandone e rimuovendone la causa. Perché, dunque, gli atleti si affidano invece così frequentemente a farmaci che sopprimono il sintomo, lasciando inalterata la causa? Qualche volta si tratta di ignoranza del problema, altre volte prendere una pastiglia appare una facile scorciatoia. Ma così facendo il problema non fa che cronicizzarsi, ripresentandosi sempre più di frequente.

L’articolo completo, gli approfondimenti e i rimedi su Correre di Novembre a pagina 61.