Il bon ton della corsa

La corsa è libertà. È sentirsi tutt’uno col cuore che batte, con il sangue che martella le tempie. Gioire del sudore senza problemi. Assaporare lo sforzo senza paura.

Vero, tutto vero. Però qualche regoletta di buon comportamento sarebbe sempre il caso di ricordarsela. Perché altrimenti si rischia di essere non tanto degli spiriti selvaggi, quanto dei selvaggi, punto.

Ad esempio, il sudore. È bello sentirsi solcare la fronte da quelle gocce che testimoniano l’impegno e la fatica, arrivare con la maglietta madida e i rivoletti che seguono il profilo del polpaccio mentre si fa stretching. Però, lavarsi, dopo, è inevitabile almeno quanto lo dovrebbe essere prima. Per evitare di far cadere come birilli del bowling dopo lo strike i malcapitati che, sottovento, subiscano la vostra scia. E, ve lo garantisco, quando disgraziatamente succede, non è piacevole odore maschio, è un alito dell’inferno, fatto di stratificazioni e complicate alchimie percepibili dagli olfatti più allenati.

E a proposito di sottovento, apriamo il grande capitolo dello sputo. No, è inutile storcere il naso e dissociarsi a priori scandalizzati. Da quando corro ho capito che, in alcune ben definite situazioni, questa manifestazione fisica altrimenti intollerabile può essere accettata. A patto di saper calibrare bene il come e il quando. In assoluta solitudine può essere un gesto liberatorio e capace di offrire grande soddisfazione al runner in preda alla sindrome del cammello. In compagnia di amici fidati può rappresentare una zingarata sintomo di grande confidenza, a patto di non dimenticarsi mai le intuizioni di Galileo Galilei sulla caduta dei gravi. In gara lo sconsiglierei vivamente. Perché il polpaccio del vicino è sempre pronto a capitare nel posto sbagliato quando potreste non avere più la forza di darvi alla fuga.

Quando scappa, scappa. Chi meglio di un podista può capire? Perciò non stigmatizzo certo chi, in preda agli effetti non sempre prevedibili di gel, sali, emozione e chi più ne ha più ne metta, si apparti per i suoi bisogni. Appartatevi, però. Che anche se tutti capiscono, l’effetto maniaco, per giunta senza impermeabile, è dietro l’angolo.

E l’angolo porta alle considerazioni sui fenomeni della velocità. Bravi, bravissimi voi che nelle ripetute sembrate Bolt travestito da Flash Gordon. Ricordatevi però che arrivare all’improvviso con la vostra galoppata alle spalle del vecchietto che placido passeggia può essere causa, per lui, di scompenso cardiaco, almeno quanto apparire come una visione a una macchina in transito su un passaggio pedonale, che rischia di investirvi perché per raggiungere il vostro primato sui 100 m avete allegramente bucato il rosso. Infine, non dimenticate che gli auricolari della musica chiudono le vostre orecchie ma non quelle di chi vi incrocia. Per cantare, stonati, Gigi D’Alessio featuring Toto Cutugno, aspettate la doccia magari. 

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